Tennis Club Cagliari

La Ricerca del Talento







La Ricerca del Talento

                 

In questa rubrica parleremo del Talento, una parte di questo lavoro è stato presentato alla tesi per Tecnici di 4° Livello Europeo, insieme al mio amico e collega TN Erik Mezzanotte, riguardante anche le Tappe di avvicinamento dall’attività Junior al Professionismo. Sono in molti che danno un significato assoluto al termine “Talento”, tutti direbbero che l’unico a cui si può attribuire nel tennis di oggi, è Roger Federer, questo è vero in parte, la parola Talento non vuol dire solo essere dei campioni o avere la miglior tecnica per il tennis, esistono diversi tipi di “Intelligenze” e quindi diversi tipi di talenti tennistici, per i quali non è possibile attribuire un valore assoluto al termine talento. Come esiste il talento musicale, il talento verbale, il talento interpersonale, il talento logico-matematico, o il talento sportivo, all’interno del quale esistono i talenti delle diverse discipline, come il Tennis, a sua volta identifichiamo i talenti tennistici in tecnici, talenti fisici, i talenti mentali, o tattici strategici, pertanto siamo obbligati a dare un significato molto più ampio al Talento.

 

Viene considerato un talento sportivo colui che si caratterizza per determinati presupposti fisici e psichici che, con una certa approssimazione, potrebbero portarlo, in futuro, a raggiungere risultati di elevato livello sportivo in una data disciplina, tali risultati dovranno crescere nel tempo e consolidati.  Alcuni studiosi distinguono tra: Talento motorio generale chi ha una maggiore capacità di apprendimento Talento sportivo chi mostra una certa disponibilità a sottoporsi all’allenamento Talento sportivo specifico chi ha dei presupposti notevoli per una data disciplina, in questo caso il tennis. Lungo il percorso che dalla scoperta conduce alla manifestazione del talento si possono verificare i danni maggiori, è infatti una strada irta di numerose difficoltà, ciascuna delle quali merita di essere affrontata con attenzione. Infatti un approccio sbagliato al problema talento può dare luogo ad un effetto boomerang, laddove la ricerca di un possibile campione può essere, invece, causa dell’abbandono dell’atleta, anche se sono in tanti a definire che l’abbandono sia la normalità, talmente sia difficile, e per solo pochi, il perseguire l’alto livello, compreso per i talenti.

La ricerca spasmodica di incremento di praticanti ha determinato un abbassamento dell’età della pratica sportiva: infatti, non essendo possibile coinvolgere un maggior numero di bambini, a causa sia del calo demografico che, dell’incremento della offerta di molte discipline sportive, una volta sconosciute, la ricerca si è spinta nelle classi di età inferiori, determinando la tendenza all’avvio precoce, determinando notevoli difficoltà della crescita dello stesso talento nel lungo periodo.

 

L’altro aspetto riguarda la specializzazione che si è ricercata a seguito dell’eccessiva rilevanza che si è data alla prestazione, a causa della difficoltà di creare obiettivi parziali, coerenti ma distinti dall’obiettivo prestativo principale. Il questo contesto la prestazione di gara è diventata il “target” fondamentale degli istruttori; dirigenti, genitori e gli stessi ragazzi ruotano in una logica che non è formativa, ma essenzialmente prestativa.

La selezione dei futuri atleti è quindi avvenuta prevalentemente sulla base di due meccanismi:

  • I risultati delle competizioni: per cui vengono favoriti i giovani che hanno un  maggiore livello di allenamento specifico, rispetto a coloro che, pur avendo un maggior talento, hanno un minor livello di padronanza delle abilità specifiche.
  • La crescita: per cui sono favoriti i giovani con uno sviluppo accelerato, rispetto a chi è dotato di talento, ma con uno sviluppo normale o addirittura ritardato.
Da qui scaturiscono i fenomeni negativi della specializzazione precoce e dell’uni direzionalità dell’allenamento, determinate dal miglioramento immediato della prestazione di gara.

Per evitare questi tipi di problemi, è opportuno che, nel rapporto tra multilateralità e specializzazione, le scelte metodologiche tengano conto dei seguenti aspetti:

1)             Il tempo ridotto che i giovani hanno per l’apprendimento dei fondamentali e per lo sviluppo dei presupposti della preparazione.

2)             L’esecuzione dei movimenti, che è l’unica via per memorizzarli a livello cognitivo.

3)             La tipologia dello sport praticato, secondo le diverse caratteristiche e fasi di specializzazione.

4)             La ricchezza dei fondamentali, funzionale allo sviluppo delle capacità motorie, in particolare di quelle coordinative.

5)             Le motivazioni interne ed esterne alle prestazioni.

Per l’identificazione del talento vanno individuati i criteri di scelta di un possibile talento, che dipendono dal sistema dei requisiti richiesti da un determinato sport. Occorre definire il modello di prestazione dello sport, partendo dall’attività giovanile ed arrivando ai massimi livelli sportivi.

Le direzioni d’intervento, possono essere le seguenti:

  • Individuare il livello e lo sviluppo delle capacità motorie prevalentemente richieste dalla disciplina sportiva, nelle diverse fasi di sviluppo.
  • Stabilire il ritmo di incremento nell’apprendimento individuale di abilità specifiche.
  • Analizzare la stabilità nel tempo delle prestazioni, rispetto ai modelli evolutivi.
  • Conoscere le caratteristiche psicologiche, relativamente alle motivazioni, alla capacità di concentrazione e alla socializzazione del giovane.

Sulla base del confronto con il modello della disciplina, in particolare nel caso di parametri che hanno un riferimento qualitativo (test, indici di prestazione), gli studiosi indicano il concetto di soglia, cioè le prestazioni minime, che un giovane dovrebbe ottenere nel corso degli anni per poter “aspirare” ad essere considerato un talento.

 

Le caratteristiche da seguire, nella manifestazione del talento sono le seguenti:

1)        Maggiore reazione agli stimoli di allenamento, per cui il giovane talento ottiene risultati migliori a parità di allenamento;

2)        Reazione positiva fisica e mentale a stimoli di intensità superiore;

3)        Applicazione corretta e creativa delle tecniche, anche in condizioni mutevoli;

4)        Selezione personale dei problemi

5)        Notevole capacità e rapidità di apprendimento.

Occorre considerare con particolare attenzione soprattutto gli aspetti legati alla personalità, particolarmente orientata allo sport e sostenuta da un’adeguata base motivazionale, e le caratteristiche ambientali e sociali (scuola e famiglia) che hanno una parte fondamentale nella vita di un giovane individuo. Un ruolo fondamentale è dato dal livello culturale degli operatori e dalla formazione degli allenatori, il cui ruolo è di consentire la diffusione dei principi teorici generali che sono alla base dell’allenamento giovanile e che possono determinare una adeguata impostazione già nel tessuto delle società sportive.

Il talento, come abbiamo visto,è un individuo dotato di un complesso di capacità tali da fornire prestazioni mentali e fisiche nettamente superiori alla media, ma che devono ancora manifestarsi.

E’ noto, che nei primi anni di età (fino a 10-12 anni), la pratica sportiva concepita in forma unilaterale accelera la specializzazione delle funzioni motorie e può quindi “coprire” delle doti eccellenti, ma non ancora sviluppate, esaltandone altre di minore importanza per la disciplina e per il soggetto. Inoltre, la correlazione tra i risultati di massimo livello e le prestazioni ottenute in età giovanile sono estremamente basse; senza contare i problemi legati allo sviluppo fisico. Per questi motivi, indipendentemente dalla disciplina praticata, prima dei 10-12 anni è molto difficile predire “la scoperta” di un talento.

Il sistema di individuazione del talento non può avvenire nel breve termine, ma per tappe, nel corso di quadrienni di attività per e all’interno del processo di allenamento, attraverso la raccolta sistematica di dati longitudinali (rilievi successivi nel tempo sullo stesso soggetto), confrontati, di volta in volta, con le norme di riferimento disponibili. Questo tipo di approccio è molto importante per gli allenatori che sono molto più coscienti nel considerare il principio della individualizzazione, differenziando l’allenamento tra i diversi giovani e, attraverso la conoscenza del curriculum individuale, per poter distinguere i differenti gradi di sviluppo e quindi il talento per una data disciplina.

Le fasi che contraddistinguono l’emergenza del talento sono le seguenti:

Fase iniziale: In cui ci si preoccupa maggiormente di stabilire una predisposizione generale di tipo qualitativo verso la pratica sportiva; il talento in questa fase è, generalmente, in grado di ottenere prestazioni motorie superiori alla media, in quei settori di capacità per i quali c’è maggiore disponibilità sul piano costituzionale.

Fase intermedia: L’attenzione va puntata sui miglioramenti nello sviluppo delle capacità e, soprattutto sull’apprendimento di capacità specifiche, con particolare riguardo anche alle caratteristiche auxlogiche, cioè alle differenza tra età cronologica ed età biologica.

Fase finale: Il riconoscimento del talento dovrebbe essere compiuto, grazie ai dati raccolti nelle fasi precedenti e alla  predisposizione alla prestazione specifica della disciplina e al suo grado di apprendimento, in funzione anche del grado di incremento dei risultati di competizione. Da un punto di vista metodologico, nella programmazione a lunga scadenza di un atleta, sembra essere importante seguire il principio della specializzazione al momento giusto, secondo il quale l’acquisizione di una competenza specifica è compatibile con lo sviluppo motorio del bambino e quindi con i momenti particolarmente favorevoli.

E’ importante analizzare, in questa direzione, le caratteristiche della allenabilità delle diverse capacità, secondo questo schema.

           



Nel tennis possiamo individuare due modelli principali per d’identificazione del talento: un primo modello è basato sulla selezione naturale e sulla performance raggiunta, nel quale i giovani sono introdotti al tennis, sviluppano e accrescono le loro abilità, si allenano pressoché quotidianamente e prendono parte a competizioni gradualmente più impegnative fino ad arrivare ad alto livello. Il secondo modello è basato su metodi scientifici in cui i vari principi, scientifici appunto, applicati al tennis vengono ad aiutare gli allenatori nelle scelte e nell’applicazione del lavoro stesso. I campi scientifici maggiormente applicati al tennis sono quello antropometrico, quello fisiologico e quello psicologico. Nonostante questi due modelli sembrano all’apparenza agli opposti, recenti studi suggeriscono che probabilmente l’opportuna miscela e combinazione di questi sistemi siano la chiave giusta per poter identificare e sviluppare il talento stesso. 

 L’attuazione di un programma d’identificazione del talento, può portare ad innumerevoli vantaggi:

  • In generale, programmi specifici d’individuazione del talento offrono ai giocatori selezionati la possibilità di sviluppare le loro qualità, innalzare le loro prestazioni nei periodi cosiddetti “sensibili” a quelle determinate capacità, ed aiutarli ad eccellere nel tennis stimolando socializzazione, divertimento ed autostima. I programmi d’individuazione del talento, possono inoltre, allargare la base di partecipazione a questo sport a partire dai livelli più bassi di questa disciplina.

 

  • Il metodo “ a selezione naturale”, è basato principalmente sull’enfatizzazione di quello che comunemente viene chiamato “spirito vincente” fin dall’età giovanile. I principali criteri utilizzati sono “l’occhio dell’allenatore” e i risultati ottenuti dai giocatori stessi. Tali criteri pur importantissimi nel lungo periodo possono soffrire di importanti limitazioni.

 

  • Il metodo scientifico utilizza i risultati di ricerche specifiche per produrre, ad esempio, batterie di test altamente correlati a questo sport, che siano in grado di fornire dei dati attendibili utilizzabili per individuare in maniera più rapida ed efficace il talento tennistico. Altri rami applicativi più recenti, quali ad esempio la biomeccanica, ci forniscono dati scientifici e rigorosi sui movimenti corretti da insegnare ai giovani talenti tennistici. In linea generale, sono stati identificati un certo numero di problemi correlati all’introduzione di programmi riguardanti l’identificazione del talento; quelli principali riguardano gli adattamenti richiesti ai giocatori di talento relativi ad aspetti sociali, emozionali, competitivi. Tali problemi si riferiscono in particolare alle “attuazioni di scelte” che coinvolgono i giocatori stessi ed i loro genitori. Altri problemi possono essere identificati nella discriminazione economica, intesa come distribuzione delle risorse, e nei raggiungimenti, da parte dei giovani tennisti, dei giusti livelli di maturazione. 

 

  • La selezione naturale, parte dal presupposto che il talento debba necessariamente svilupparsi in maniera autonoma e che quindi il bimbo debba iniziare da solo a giocare a tennis. In questo modo molti potenziali talenti possono disperdersi. Un metodo di identificazione basato su principi scientifici, richiede un apparato organizzativo piuttosto complesso e coordinato e quindi può presentare alcune difficoltà riguardanti il coinvolgimento e la partecipazione di soggetti diversi, come circoli, maestri, federazione etc. che possono avere interessi difficili da coordinare e non avere stimolo a partecipare ad un sistema generale nazionale o regionale così altamente specifico.

 

Naturalmente un metodo basato su un approccio scientifico deve utilizzare parametri di riferimento il più oggettivo possibile e fare riferimento alla conoscenza delle dinamiche più opportune del loro sviluppo. Varie ricerche indicano che, sia le caratteristiche genetiche sia quelle di sviluppo (genitori e processi di allenamento), interagiscono in maniera significativa nello sviluppo del giocatore. Anche se le caratteristiche genetiche sono spesso importantissime, il contesto di crescita e sviluppo del giocatore sembra avere maggiore rilevanza; i fattori sociali di sviluppo del carattere e della personalità quali scuola, famiglia ed amici sono punti importanti nel processo di crescita stesso del ragazzo.
 

Questi programmi vanno considerati con un approccio interdisciplinare e si è visto come il coniugarsi di dati attendibili e giudizi di allenatori esperti, e dedicati a queste funzioni specifiche , sia il modo probabilmente più sicuro di procedere. E’ stato inoltre visto come i ragazzi selezionati in questi programmi, non debbano avere enormi mancanze in determinate caratteristiche ritenute fondamentali per la riuscita della propria carriera. E’ stato inoltre evidenziato come abilità ed attitudini messe in evidenza in giovanissima età non si traducono automaticamente in un eguale sviluppo del talento e quindi della performance sportiva. Lo sviluppo a lungo termine di un giocatore è un processo sicuramente lungo e complicato che prevede al suo interno più di uno “step” di crescita e valutazione dello sviluppo del talento stesso.

Per concludere, va ricordato che i vari programmi d’identificazione del talento non devono essere utilizzati per discriminare i meno abili ma sono stati concepiti per aiutare gli allenatori e le varie federazioni sportive a disegnare specifici programmi di allenamenti e gare al fine di migliorare il più possibile le potenzialità dei giocatori stessi. Proprio per questo, non esistono molti modelli di programmi d’identificazione del talento accettati oggigiorno soprattutto nel tennis; anzi, questo fattore, nel tennis, è stato ben poco sviluppato ed in molti paesi si fonda quasi esclusivamente sui risultati ottenuti dai tennisti in giovane età. Solitamente le federazioni sportive o gli sponsor non investono tempo e denaro su giocatori che non ottengono buoni risultati sul campo in competizioni giovanili; questo è uno dei motivi che porta molti giovani talenti che non riescono a raggiungere buoni risultati in ambito giovanile, ad abbandonare precocemente l’attività mirata all’alto livello.

 




Qualsiasi programma d’identificazione del talento dovrebbe indicare quelle che sono le capacità necessarie per eccellere nel tennis di alto livello, ma non solo a livello giovanile; dovrebbe inoltre essere in grado di poter orientativamente indicare quella che sarà la performance futura del giovane tennista con una buona percentuale di riuscita. I programmi d’identificazione del talento devono inoltre prendere in considerazione il fatto che i risultati ottenuti nelle competizioni a livello giovanile, soprattutto nelle categorie Under 12-14-16 anche dei circuiti Tennis Europe, seppure positivi, non costituiscono una garanzia di raggiungimento di successo ad alto livello; nonostante questo, è ovvio che i giovani tennisti devono aver raggiunto un livello sufficiente in ciascuno stadio di crescita, che garantisce la possibilità di riuscita del progetto. Questa analisi va fatta non solo sui risultati tennistici delle gare, ma anche su altri criteri quali il livello delle abilità motorie, le attitudini psicologiche e le caratteristiche sociali; sono stati individuati due periodi in cui può essere particolarmente indicativo misurare e testare le varie qualità indicate (10-11 anni la prima e 15-16 la seconda). Quali sono i differenti momenti che si presentano durante un programma d’individuazione e sviluppo del talento? Coloro che si sono occupati del problema (Elliot, 1989,1990; Muller, 1989; Unierzyski, 2003) hanno indicato con un buon livello di accordo le tappe seguenti: - Abbiamo un primo momento tra i 5 ed i 6 anni; questo coincide con una primo momento d’individuazione di possibili talenti ed i principali test che vengono presi in considerazione sono quelli riguardanti le abilità motorie di base (per intenderci test di velocità sui 5-10-20 metri,  corsa navetta, lancio della palla) abbinate all’osservazione dei comportamenti dei bimbi (ad esempio lo spirito competitivo). - Il secondo periodo può essere considerato d’identificazione del talento a livello generale ed avviene attorno ai 9-10 anni; durante questo periodo, oltre alle capacità motorie di base, vengono prese in considerazione alcune abilità specifiche al tennis quali i principi introduttivi alle abilità tecniche-tattiche e ad alcune caratteristiche a livello mentale quali la stabilità emotiva piuttosto che la motivazione od il temperamento.  Intorno all’inizio del periodo puberale (12-13 anni per i ragazzi, un anno prima per le ragazze) avviene una selezione del talento più specifica rispetto alla fase precedente; vengono presi in considerazione lo sviluppo di aspetti specifici tecnico-tattici, mentali, fisici, antropometrici e indicatori sociali. - L’ultimo step è quello preso in considerazione alla fine della fase puberale (16-17 anni per i ragazzi, un anno prima per le ragazze), con un’ accentuazione di tutti i fattori precedentemente visti e l’individuazione dell’effettiva possibilità di un giovane tennista di poter realmente avere una possibilità di diventare un giocatore professionista.
 
Alcuni studi (MacCurdy, 2006), hanno riportato delle indicazioni da seguire nel caso di istituzione di programmi che vogliano identificare e, successivamente, selezionare il talento; innanzitutto i giocatori di talento dovrebbero essere invitati a partecipare a programmi specifici atti a migliorare in maniera sistematica le loro qualità, ma a tutti gli altri, dotati comunque di buone qualità, dovrebbe essere data la possibilità di partecipare a programmi e competizioni in modo da aumentare in maniera considerevole il numero di aspiranti giocatori dai quali poter attingere per un programma di sviluppo del talento. Inizialmente i criteri di selezione saranno leggermente più flessibili per poi diventare più rigidi e rigorosi con il passare del tempo e con il sopraggiungere dei periodi di verifica di cui sopra. A seconda dell’età e dei loro potenziali, i giocatori dovrebbero essere invitati a far parte o di un sistema federale, di un sistema regionale oppure di un club.
 

Abbiamo dunque verificato quali sono gli aspetti preponderanti per l’identificazione del talento tennistico e sono quello riguardante le abilità tecnico-tattiche riferite al tennis, le capacità fisiche coordinative e organico funzionali e le capacità mentali quali la concentrazione ed il controllo delle emozioni. Altri test di carattere fisiologico vengono talvolta utilizzati per la misurazione delle capacità metaboliche del tennista; test quali la determinazione del consumo massimo d’ossigeno, la frequenza cardiaca massima o la percentuale di acido lattico prodotto in seguito ad uno sforzo, sono test che però vengono effettuati solo dopo la maturazione del giovane, essendo in età giovanissima abbastanza poco attendibili. Per questi scopi vengono utilizzati maggiormente i classici test da campo quali il Leger o il test di Cooper.

Per tutti questi test peraltro la rilevanza diretta per la prestazione tennistica è oggi talvolta messa in discussione. Un aspetto medico da prendere in considerazione riguarda la vista; capacità quali l’acutezza visiva, la visione periferica e della profondità e la dominanza dell’occhio stesso, sono capacità che possono indirizzare ed orientare il lavoro, pur essendo non facilmente misurabili. Come abbiamo detto prima, le capacità fisiche rivestono un ruolo abbastanza importante nella determinazione del talento sportivo in genere e tennistico nel particolare. Si è cercato di capire, in questi anni, quali potessero essere le capacità realmente misurabili, considerando il fatto che il tennis è uno sport ad abilità cosiddette “aperte”; essendo uno sport in cui le capacità decisionali, quelle motorie e coordinative e quelle psicologiche unite alle capacità tecnico-tattiche, si capisce la reale difficoltà nel riuscire a misurare con esattezza dei valori che si possano considerare predittivi per una selezione precoce del talento tennistico.

La domanda che ci si deve probabilmente porre è: cosa hanno in comune i giocatori di alto livello? E’ inoltre da considerare il fatto che molte delle caratteristiche che possiamo misurare, sono soggette a continui cambiamenti dovuti alla maturazione, ai cambiamenti da un punto di vista mentale o sociale, alle risposte all’allenamento e così via; tutto ciò rende necessario dunque, un continuo monitoraggio delle varie caratteristiche che potranno poi essere confrontate con quelle dei top players alla stessa età. Si capisce dunque come la selezione del talento non è da considerarsi un singolo evento, ma un processo che necessita tempi lunghi e continue verifiche dei raggiungimenti degli step di crescita necessari ad una evoluzione corretta e performante.
 

Tornando alle caratteristiche fisiche da prendere in considerazione per la selezione dei giovani talenti, dobbiamo fare una prima distinzione tra quelle capacità chiamate “qualificanti” e cioè quelle che sono necessarie, ma da sole non sufficienti, per avere la minima possibilità di poter raggiungere l’alto livello (una di queste è ad esempio la forza esplosiva); altre capacità possono essere chiamate “differenzianti” e sono quelle che rendono un giocatore migliore di un altro (un esempio può essere la produzione di forza in un colpo specifico, dove una buona coordinazione intramuscolare può compensare una parziale debolezza a livello di qualità di fibre del muscolo). In una batteria di test efficaci, le qualità fisiche da prendere principalmente in considerazione per la selezione del talento sono quelle “qualificanti”, e si dovrebbe iniziare a testare queste capacità fin dai 7-8 anni.

Per i motivi già citati precedentemente, si renderanno necessarie continue verifiche (più volte durante l’anno), al fine di monitorare i progressi tenendo conto dei vari fattori evolutivi che possono, in determinati periodi, condizionare l’esito dei test stessi; abbiamo visto come le misure antropometriche non costituiscono un dato assoluto da prendere in considerazione per la selezione, anche se una lettura congiunta di dati antropometrici e dati di sviluppo motorio può essere molto utile per evitare di selezionare semplicemente soggetti a crescita più anticipata, ed abbiamo sempre visto come i test medici, almeno nella fase iniziale, si rendono necessari solamente per indicare eventuali controindicazioni alle attività di alta intensità quale è il tennis, oppure per prevenire l’insorgere di eventuali infortuni. Essendo l’identificazione del talento un processo lungo, la ripetizione dei test negli anni serve a determinare, dopo aver evidenziato con i primi test le capacità “qualificanti”, il ventaglio di quelle capacità “differenzianti” che possono, con il passare degli anni, fare la differenza.
 

I risultati dei vari test saranno analizzati sia in maniera assoluta (in relazione ai propri risultati) che in maniera relativa (paragonati ai risultati di altri giocatori della stesa età biologica e livello prestativo); è comunque certo che un’attenta analisi dei dati può essere uno strumento di aiuto per la selezione oltreché  essere un metodo per poter stabilire obiettivi da raggiungere. I test devono ovviamente essere presentati in modo da risultare oggettivi, misurabili in maniera certa e ripetibili; devono essere eseguiti da persone qualificate che siano in grado di condurre queste prove senza “inquinare” in alcun modo i risultati, ma soprattutto di grande importanza, è la qualità dell’analisi dei dati stessi. Questi ultimi dovranno essere valutati, anche nel tempo, da esperti del settore di competenza, i quali grazie alla stretta collaborazione con i Tecnici valuteranno, di volta in volta, i risultati dei giovani tennisti presi in esame. Verrà inoltre creata una banca dati, strumento utilissimo nel lungo periodo per poter confrontare i dati di tanti giovani tennisti e capire le potenzialità di ciascun soggetto.

Per chiudere questa parte di lavoro sul talento, apriamo una piccola ma egualmente importante parentesi sull’importanza della figura dei genitori nello sviluppo e nella crescita del talento stesso, che analizzeremo anche al meglio nelle prossime rubriche. E’ stato sviluppato un modello che propone come quattro le fasi che i giovani talenti devono attraversare nella loro carriera: l’iniziazione, la specializzazione, l’investimento molto esoso, ed il mantenimento; questo modello viene poi implementato di una quinta fase chiamata di “ripagamento” In tutte queste fasi è stato visto come i genitori abbiano un ruolo molto importante.
 

Appare particolarmente delicato il periodo, in cui i giovani talenti sono totalmente dipendenti dai genitori stessi. Il ruolo del genitore non si limita solo a stimolare il bimbo nel raggiungimento dei suoi obiettivi e direzionare i suoi interessi verso il tennis, ma appare di fondamentale importanza il contributo del genitore nel plasmare ed aiutare la formazione del carattere dei propri figli insegnando loro valori che saranno di certo importanti nel proseguo del loro cammino sportivo ed extrasportivo. Il genitore deve inoltre essere in grado di relazionarsi in maniera corretta e propositiva con il coach del bimbo stesso; è fondamentale che si lavori come una squadra e che la comunicazione tra le due parti sia continua, a patto che ci si ricordi sempre dell’importanza del rispetto dei ruoli, senza dunque interferire in scelte che non sono di competenza del genitore stesso.

 


 

Bubu Melis

Tecnico Nazionale 

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