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SOCIALE - Nella 5° Rubrica di Tennis Factor "Come è cambiato il Tennis"

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Nella 5° Rubrica di Tennis Factor "Come è cambiato il Tennis"

Pubblicato il: 26/02/2017 - 11:05
Scritto da: Andrea Melis
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Negli ultimi 40 anni tutti gli sport si sono evoluti, migliorando notevolmente le prestazioni, si sono evoluti attrezzi, metodologie degli allenamenti, l’intensità del gioco,  la tecnica, la tattica, la fisicità, l’aspetto mentale, l’alimentazione. Il Tennis è uno degli sport che ha subito molti cambiamenti, abbiamo visto nelle precedenti rubriche come il servizio e la risposta sono cambiati diventando più importanti e prestanti, con diversi modi di preparare, dai piedi, al braccio racchetta, sono aumentate le stesse tipologie di colpi, esistono più prese, più stance, più finali, più spostamenti, oggi non si può insegnare una singola tipologia di colpo.


Negli anni 70 si giocava con le inflazionate Dunlop Maxply Fort, Maxima Torneo e Slazenger Challenge,  racchette di legno poco maneggevoli, con il piatto corde molto piccolo, incordate esclusivamente con budello naturale, i manici erano in cuoio naturale, chi non ricorda l’odore, così come cospargere la mano di segatura ogni cambio di campo, per la loro scivolosità. La tecnica non aveva la stessa varietà del gioco moderno, oggi gli out dei campi sono molto più grandi, si arrivano a giocare cross che prima non si potevano immaginare, così come non si può certo paragonare ai nostri giorni l’aspetto fisico, si insegnava la ricerca di palla in modo direzionale, cioè assumendo sempre una posizione affiancata rispetto alla rete e muovendosi in direzione del punto d’impatto con la pallina. Ogni volta che si colpiva si insegnava a rientrare perfettamente al centro del campo, con il galoppo laterale. Nel tennismoderno questo spostamento non è scomparso, è uno delle tante tecniche del cosi detto gioco di gambe, chiamato shuffle step, utilizzato per la ricerca della palla quando si ha tempo, e non essendoci le stesse velocità di oggi, era lo spostamento utilizzato per rientrare la centro. Allora era fondamentale utilizzare le stance neutral e closed, con un equilibrio statico, i colpi erano quasi sempre piatti, o con la rotazione in back spin, molto usata anche per la ricerca della rete, la presa inizialmente era solo la continental, in quanto l’unica che dava la possibilità di maneggevolezza dell’attrezzo.
 

 

 



Dopo il legno, è arrivato il metallo, con i modelli più usati di Head e Slazenger o la racchetta impossibile di Jimmy Connors, la Wilson T2000.  Negli anni 80 si iniziano a usare le racchette in grafite e fibra di vetro, le corde non erano più posizionate dentro il telaio ma sospese nei passa corda, i telai erano sempre con piatti ridotti, alle corde in budello naturale, si aggiunsero quelle in budello sintetico, la velocità del gioco iniziò ad aumentare, la tecnica la faceva da padrona, si iniziano a vedere giocatori che attuano lo split step, come Bjon Borg. Siamo ancora nel periodo degli spostamenti di tipo direzionali, in closed stance, con le spalle meno affiancate rispetto alla rete, e sempre con il rientro al centro. Fino all’era Borg, i colpi erano giocati esclusivamente con una spinta orizzontale, e con lo spostamento del peso del corpo da dietro verso avanti, con ottimi colpi in linea. Con l’aumento delle velocità si iniziò a giocare dalla parte del diritto con stance più aperte e con preparazione meno ampie e lineari, mentre sul rovescio si rimaneva ancora chiusi, in quanto la maggior parte dei giocatori giocavano il rovescio a una mano, mentre oggi questo è completamento opposto, iniziò l’era del top spin e dell’importanza della qualità della mano nel passare sulla palla, gli impatti erano quasi sempre in fase discendente proprio per accentuare la nuova rotazione, si arrivo così alle prese Easter. Con queste evoluzioni iniziarono a cambiare ed aumentare le tipologie di giocatori, oltre coloro che si difendevano e attendevano l’errore dell’avversario, contrattaccavano, o giocavano serve and volley, arrivarono gli attaccanti da fondo campo alla Ivan Lendl.



 

 

Siamo nel periodo delle racchette in grafite e carbonio o kevlar, usato nelle più rigide, come la Wilson Pro Staff, piatto 85 – 330 grammi, nera decorata con fili giallo rosso, uno dei telai più amati, difficili e rigidi di sempre, usata da Edberg, Sampras e da Federer nei primi anni. Sempre di più si iniziano a vedere racchette con piatto corde e profili  più grandi, e la velocità di palla aumentare, con le stance sempre più aperte, in quanto il gioco diventa sempre più rapido. Negli anni 90 non era più possibile rientrare sempre con il galoppo laterale, inizia l’era dei passi incrociati, attualmente si chiama spostamento in cross over step, con primo passo incrociato molto ampio, in quegli anni la tattica non era esasperata come ai nostri giorni, si continuava a rientrare perfettamente al centro del campo. Sono gli anni dove si iniziano a vedere diversi giocatori con il rovescio bimane,  mentre per la maggior parte di coloro con il rovescio ad una mano, si è continuato a fare lo spostamento direzionale  per arrivare affiancati nel momento dell’impatto.


 

 

I maestri iniziarono così a insegnare i diversi tipi di spostamento, che vedremo in un'altra rubrica dedicata al gioco di gambe, le varie stance, closed stance, neutral stance, semi e open stance, cambiando completamente il modo della preparazione del diritto, con la mano non dominante che accompagna il braccio racchetta nelle preparazione semi circolare, con il caricamento del busto spalle, e la torsione delle anche, si arriva ad avere un effetto molla, che aumenta potenza, miglior gioco nelle diagonali, fondamentali nel tennis moderno, oltre ad avere maggior controllo, per una questione di timing e spazio, il primo giocatore che ha portato questa nuova tecnica dell’anticipo dell’anca è Guga Kuerten, siamo nell’era delle nuove prese, con le semi western, con il piatto corde rivolto verso terra, e accelerazioni pazzesche, grazie al polso sbloccato, cosa che non permetteva la presa continental, si inizia a vedere sempre più giocatori con il rovescio a due mani, e stance sempre più aperte, in quanto la velocità aumenta anno dopo anno, siamo nel periodo delle tante tecniche, anni dove il miglior giocatore bimane con tecnica in open stance è stato Andre Agassi, contrapposto ad uno dei migliori di sempre, uno degli ultimi numeri uno al mondo che amava il serve and volley, Pet Sampras.

 

          



    


Arriviamo ai nostri giorni, il vero cambiamento tecnico, sono state le stance, gli spostamenti, le prese, nel tennis di oggi la stance chiusa è usata quasi solo negli spostamenti in avanzamento e nel rovescio ad una mano, l’utilizzo del busto come fase attiva della spinta ha rivoluzionato la tecnica, oltre ai telai sempre più potenti, alle corde sempre più performanti, la parte fisica ha determinato che per giocare a ottimi livelli bisogna essere atleti, pertanto la fisicità ha sviluppato un ruolo fondamentale per il tennis moderno, la visione binoculare, le preparazioni abbreviate, oltre allo split step e alle stance aperte, e all’anticipazione motoria, danno la possibilità di giocare a queste elevate velocità di palla.


             

      


Anche la tattica inizia ad essere sempre più importante, nasce la teoria del Mid Point, anche perché il timing non può esser inteso come un tempo, solo come  tempo di impatto della palla, ma va sincronizzato con il concetto di palla- avversario-spazio, da qui l’importanza dello step e la non possibilità più di dover rientrare sempre al centro del campo dopo il colpoIl Mid Point è un centro ipotetico, quella posizione ottimale dove il giocatore dopo aver colpito, tiene in relazione alle possibili angolazioni dell’avversario, strettamente correlato alla consistenza della palla. Nel tennis moderno, attraverso la tattica, la maggior parte dei giocatori, si sposta nel campo con 3 passi, quindi entro 3 metri, solo un 20% degli spostamenti è nel medio raggio dei 6 metri o quello dei 12 metri, chiamato un tempo lungo raggio. Nel tennis non si raggiungerà mai la massima velocità se non in uno sprint per recuperare una palla corta con 10-12 metri di campo, il resto sono sempre accelerazioni e decelerazioni, nel breve, entro i 6 metri, per questo anche la preparazione fisica si è dovuta adeguare al tennis potente e veloce. Dalle match analisi, oggi gli spostamenti dei giocatori avvengono per l’80% in prossimità della linea di fondo campo, solo un 14% da fondo campo verso la rete, un 3% nei pressi della rete e un 3% con spostamento indietro. Con questi dati, il tennis ci sta dando delle indicazioni per il futuro, le misure antropometriche del tennis devono essere importanti, gli spostamenti saranno sempre più in orizzontale che avanti e dietro, così come le stance saranno sempre più aperte, ecco anche il motivo del miglioramento enorme delle risposte, con velocità pazzesche del servizio, la risposta è specializzata grazie ai colpi a rimbalzo in situazioni di stance aperte, il concetto alla base dei colpi in stance aperti è semplice, se la linea degli appoggi resta parallela alla rete ( open stance ) durante l’apertura il busto dovrà ruotare per consentire un normale arretramento della racchetta e quindi genera più potenza rispetto ad un colpo in closed stance.

 
 

  

 

I giocatori con il rovescio a due mani saranno sempre più in percentuali, così come l’importanza tattica dei mancini che saranno avvantaggiati essendo di meno e obbligando a cambiare gli schemi e le giocate ai destrorsi. In conclusione con le attuali velocità, in futuro, sempre più alte, i tempi delle preparazioni dovranno esser ridotti, le stance sempre più aperte, l’aspetto fisico e mentale saranno predominanti anche sulla tecnica, ci saranno sempre più giocatori che esprimono potenza ed elasticità muscolare, oltre che grande reattività, in grado di giocare vincenti in equilibrio dinamico, il gioco sarà sempre più aggressivo ad altissime intensità, la tattica sarà fondamentale acquisirla fin da piccoli, per memorizzare al meglio i propri schemi e capire come si deve giocare in base alle caratteristiche degli avversari, e alle superfici. E’ molto utile ogni tanto per gli allenatori andare a vedere tornei e partite dei migliori Junior al mondo, perché possono essere i precursori delle nuove tecniche e tattiche, grazie alla loro creatività e inconsapevolezza nel provare nuove giocate, che sicuramente di per sé non porteranno alla vittoria di una partita, ma con l’occhio attento di un buon allenatore, si può avere una visione del tennis del futuro.

Non dimenticherò mai un esperienza di grande crescita regalatami dal grande Coach Riccardo Piatti, oltre Montecarlo e Tirrenia, nel 2004 durante una partita di Summer Cup, la Nazionale Italiana giocava contro, la Bulgaria, un nostro allievo Cagliaritano, gioco da numero 1 e vinse contro Dimitrov. Al termine della partita mi chiamo Riccardo, la partita fini 64 64, mi analizzo tatticamente, nei minimi particolari i passaggi e le giocate importanti della partita nei due set, dandomi un enorme insegnamento, ma oltre questo “piccolo” aspetto, la cosa che si evidenziava era che i due ragazzi giocavano molte volte il diritto inside-in da sinistra, sbagliando la scelta, per Riccardo era sbagliato farlo in quella determinata situazione di punteggio, ma secondo lui era corretto come novità tattica, in quanto in futuro si sarebbero viste più giocate con questo colpo, per finire mi disse anche che il Bulgaro che aveva perso dal nostro allievo, era fortissimo e sarebbe diventato un top player. Oggi ancor più di prima è fondamentale per gli allenatori e maestri che lavorano con Junior rimanere aggiornati e confrontarsi, aumenta la motivazione, aumenta il saper emozionare i nostri allievi, e aumentano le competenze.


 

 
Anche l’insegnamento si è dovuto adeguare ai tempi, sono lontani i carrelli dei supermercati pieni di palle, prima di essere cambiate dovevano consumare tutto il feltro bianco, allora le palline gialle non esistevano, molti allievi trovavano piacere a giocare con queste palline spelacchiate perché la velocità aumentava, come se fossero precursori del tennis di oggi fatto di alte velocità, oggi se dai a degli allievi delle palline usate due volte, si rivoltano quasi offesi. I tempi sono cambiati, la cultura dello sport e da ritrovare, i bambini non giocano più in strada, sono poco abili a livello motorio, stanno troppo tempo davanti ad uno schermo, e vero che è più facile giocare a tennis, iniziano prima a soli 4 anni,  con racchette e campi ridotti, palle a rimbalzo controllato, ma a livello motorio, le vecchie generazioni erano molto più abili, coordinati per fare qualsiasi sport, pertanto i tempi di apprendimento in termini di “qualità di tennis”, oggi sono più lunghi, soprattutto per l’aspetto psicofisico, oltre a dover sopportare enormi pressione esterne che prima erano minori, e la poca capacità al sacrificio.


I maestri non fanno solo cestoni di palle, oggi utilizzando troppo il cesto, gli allievi diventano colpitori di palle, raffinano al meglio la tecnica, ma non sapranno vincere partite. Nel tennis moderno ci sono tanti con una tecnica non soprafine, che sono arrivati nei Top 100, questo a significare che prima viene l’aspetto fisico e mentale, con ottime qualità tattiche, a discapito di qualche imperfezione tecnica. Anche utilizzando troppo il cesto sul lato del campo per esercitazioni tecnico tattiche, si rischia di allenare l’errore, dando continuità dopo ogni singolo errore degli allievi, ecco perche a buon livello, diciamo di seconda categoria, tolto periodi di pulizia tecnica, si usano poche palle negli allenamenti, naturalmente non è possibile fare questo tipo di lavoro nelle scuole tennis, in fase di formazione. Nelle scuole tennis oggi è usato tantissimo il cesto per i lavori con la mano, danno tantissimi vantaggi, sotto l’aspetto del gesto tecnico, a basso ritmo, il maestro lavora ad un metro dall’allievo potendo vedere i minimi particolari del gesto, oltre ad essere un lavoro fondamentale per i piedi, molte volte non capito dai genitori, e molto valido anche per gli agonisti di seconda categoria, anche con palle mid.

 
  


Non sono spariti i lavori tecnici sui colpi al cesto, anzi nelle scuole tennis sono fondamentali, con le zone e i bersagli, sempre motivanti, e allenanti per i bambini/ragazzi, soprattutto quando si colpisce un barattolo in lata o un birillo, magari rilevando le percentuali, l’importante è che si dedichi tanto tempo alle situazioni aperte, appena gli allievi sono in gradi di tenere 6-8 scambi con buona padronanza di controllo, e qualità di palla. Una delle cose che può sembrare più semplici, ma non è così, è il palleggio al centro, se andiamo a vedere due Under 12, ma anche a livello Under 14, possiamo notare che giocando al centro, difficilmente hanno buon controllo di palla, posizionandosi per tempo e indirizzando la palla sempre nella stessa zona, si vedranno palle alte, basse, lunghe, corte, a destra e sinistra, a testimoniare che non sono ancora in grado si svolgere un lavoro fondamentale per la crescita, non potendo così arrivare ad aumentare le intensità.

 

Il cesto un tempo era utilizzato solo per lavori tecnici, oggi invece è utilissimo anche per l’aspetto tattico e fisico, come ad esempio ripetere una sequenza di colpi, per memorizzare uno schema, per fare un esempio, se dovete fare un lavoro sulle 20 palle, e meglio invece che far colpire tanti diritti e rovesci, ripetere per 5 volte una sequenza ben precisa di 4 colpi. Ad esempio sulla terra dalla parte sinistra uno degli schemi più comuni è quello di iniziare il primo colpo con una palla carica di rovescio in diagonale, tenere l’angolo (mid point) girarsi di diritto e giocare prima inside-out, nuovamente tenere l’angolo, per giocare la terza palla inside-in di diritto, per concludere la quarta palla nell’angolo opposto, quindi dalla parte destra del campo. Sempre al cesto si possono svolgere lavori fisici, unendoli alla tecnica e alla tattica, ad esempio facendo lavori specifici in campo, serie con i rispettivi tempi di recupero sui metabolismi, aerobico, anaerobico alattacido e lattacido, in relazione sempre al periodo dei tornei e a quanti giorni dalla gara, come vedremo in seguito nella rubrica sulla parte fisica svolta dentro il campo da tennis. 
 

         



Anche le programmazioni agonistiche sono cambiate, negli anni 70-80 esistevano meno tornei, in Italia 4-5 tornei osservati giovanili, i tornei interni, o le amichevoli fra scuole tennis, i migliori riuscivano a giocare 6-8 tornei all’anno. Basta pensare che da quando Tennis Europe ha ideato il circuito Junior, nel 1990, ogni anno un Under 12 può avere a disposizione più di 100 tornei in giro per l’Europa, e più di 200 per gli Under 14, più tutta l’attività nazionale o regionale, con uno, due, o tre tornei ogni settimana, un allievo di questa età arriva a giocare tra le 50 e le 65 partite di singolo, come in tutte le nazioni, un numero di tornei e partite importanti per la crescita agonistica, come riportato anche dalle tabelle, e dall’esperienza degli attuali Pro, ricordandoci che le partite non sono il fine ma il mezzo per la crescita.







 

Tennis Factor compie un mese, nelle prossime rubriche parleremo di aspetti mentali, della parte fisica, 
del ruolo del maestro, analizzeremo con l’esperto “ Jambo” i telai di Fabio Fognini.
 
 

25.02.2017
 
                                                                                                                                       di Bubu Melis

                                                                                                                                      Tecnico Nazionale
 

 

Per contatti informazioni, suggerimenti e curiosità scrivere firmando a tennisfactortccagliari@gmail.com

 


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