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EVENTI - Tennis Factor n° 11 - "Esercitazioni Tecnico Tattiche" (seconda parte )

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Tennis Factor n° 11 - "Esercitazioni Tecnico Tattiche" (seconda parte )

Pubblicato il: 12/04/2017 - 12:10
Scritto da: Andrea Melis
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Esercitazioni Tecnico Tattiche …. ( Seconda parte )

 

Nella prima parte abbiamo affermato quanto sia importante, in fase di formazione, fino alla specializzazione, insegnare nelle scuole tennis con un sistema multilaterale e multi schematico, gli allievi in questa fase devono possedere un bagaglio tecnico il più completo possibile, e saper giocare come un giocatore a tutto campo.

Entrati nella fase di specializzazione, periodo differente in relazione allo sviluppo psicofisico e tecnico tattico di ogni allievo, bisogna dare un entità al proprio tennista, stabilire una tipologia di giocatore, e nel tempo provare a modificarla e migliorarla. Se analizziamo anche ad altissimo livello, i top player si sono evoluti, anche se da tempo erano vincenti e sicuri del proprio gioco, Djokovic, Nadal, Murray sono nati come contrattaccanti, per poi svilupparsi in attaccanti da fondo campo, senza contare tutte le evoluzioni che ha fatto Federer con i diversi allenatori, capace di evolversi e migliorasi ancora a 35 anni, certamente il suo talento tecnico gli consente come giocatore a tutto campo di poter aver tante e diverse soluzioni e quindi tante giocate, questo agli occhi dei tifosi lo rende quasi sublime, quasi irreale di cosa riesce a fare in determinate situazione e per cosi tanti anni.

Re Roger nato come giocatore a tutto campo, trasformato dopo aver già vinto tanto, a tipologia di giocatore quasi da serve and volley con Edberg,  per tornare giocatore a tutto campo con l’ottimo lavoro fatto con Ljubicic, tutti gli addetti ai lavori hanno potuto ammirare il miglioramento nel rovescio, dalla parte sinistra del campo, non ha più bisogno di perdere tante energie nel doversi girare tante volte con il diritto e coprire il colpo, oramai non più, debole, dando così enormi vantaggi a giocatori forti con il rovescio o mancini come Nadal, per tanti anni è stata la chiave di lettura dei loro incontri, senza contare il dispendio fisico e mentale, poter aver un colpo cosi efficace che lo tranquillizza e lo fa stancare meno, giocando molto vicino al campo e con tanti meno slice,  grazie ad un ottima condizione fisica pianificata dallo storico e bravissimo Paganini, lo ha reso ancora vincente.

Naturalmente i paragoni con il miglior giocatore di tennis di tutti i tempi è fuori luogo, ma vogliamo partire dal massimo livello, per provare a spiegare quanto si difficile e complicato decidere quando e quanto specializzare, lavorando con i giovani, e poter affermare che non c’è limite al miglioramento, in termini tecnici-tattici e psicofisici, e di età.

Sono in tanti i coach di giocatori professionisti, forse con estrema umiltà che gli contraddistingue, che dichiarano che è più complicato Allenare Junior che giocatori formati. Da un certo punto di vista, è anche vero, è raro trovare nel circuito tanti esempi, alla Toni Nadal con Rafa o Riccardo Piatti prima con Furlan e Caratti e poi con Ljubicic, o Max Sartori con Seppi, ad esempio proprio Roger ha avuto ben 7 differenti allenatori. Il lavoro di un allenatore che deve formare possibili giocatori dalle categorie Under, comporta tante complicazioni e variabili che sono ben difficili da trovare con i giocatori Pro, sia come conferma di crescita, molto lunga, sia di relazione, in una atleta Junior ci si relazione sempre con la famiglia, mentre a livello Over 18 e Pro ci si relazione con il giocatore che sceglie in prima persona. Un allenatore di grande esperienza che ha allenato giocatori/trici Pro ha una visione del gioco, una visione della tecnica, che non ha eguali. Il coach è abile nel avere un occhio molto fine, abituato a lavorare nei minimi dettagli che poi fanno le differenze, riescono con una semplice immagine, una sequenza fotografica, o video, analizzare un eventuale errore, ma soprattutto le variabili che si devono apportare per modificare un gesto tecnico, o uno schema, o la strategia di gioco, senza contare la grande preparazione nelle programmazioni, che se non pianificate al meglio possono compromettere un intera stagione, e destabilizzare il giocatore, uno degli errori che si fanno fin dalle categorie Junior sulle programmazioni, è quello di copiare quello che fanno gli altri o i più forti, dimenticando che ogniuno deve pensare al suo percorso, differente da tutti gli altri, oppure pensare di fare una programmazione in relazione esclusivamente ai costi, questo è un altro dato scoraggiante e di difficile crescita per l'atleta.

Dobbiamo non dimenticarci che ogni individuo e unico, differente da qualsiasi altro, e che il tennis è uno sport individuale, pertanto lavorare sul singolo atleta è un aspetto determinante, quando si parla di giocatori evoluti, oramai maggiorenni, l’ideale è avere una struttura completa di tutto, e con tutte le figure professionali, soprattutto per il periodo di allenamento invernale, e per i diversi richiami durante la stagione, con un coach che ti segua il più possibile in gara. Mentre quando si crescono Junior, questo aspetto e ben differente, l’unico aspetto che sembra essere identico, è la presenza di una figura che risulti il punto di riferimento del giovane, per il resto è esagerato, fare programmazioni come i professionisti,  avere già dai 12-14 anni un coach personale, il mental coach, o il personal trainer, le riteniamo scelte esasperate che non possono perdurare nel lungo periodo fatto di 10-12 anni di costruzione, così come non può esser che il giovane cresca senza una struttura adeguata con tanto di professionisti e sparring per la crescita da adolescente ad adulto. Il mix di questi due aspetti, è più auspicabile per la formazione di atleti Junior di ottimo livello tecnico, tattico, fisico, e soprattutto mentale, quest’ultimo aspetto il più determinante secondo i migliori allenatori, che condivido in pieno, se dovessi investire in prima persona del mio tempo, “di qualità”, su un allievo Junior, oggi guarderei esclusivamente l’aspetto mentale, il resto viene in secondo piano.

Ogni tanto anche nei circoli, come nelle accademie è utile svolgere doppie sedute, mattino e pomeriggio, o allenamenti singoli, per incrementare determinati settori, come la parte tecnica, o fisica, naturalmente devono essere cicli non continui e persistenti, per diversi motivi, uno è l’aspetto pedagogico che non va sottovalutato, il bambino/ ragazzo non può crescere, come se fosse un piccolo Nadal o Federer, loro stessi quando erano Junior con i propri allenatori di riferimento non pensavano minimamente di diventare quello che sono oggi, altro aspetto è quello economico, non da poco conto.  I bambini devono crescere in gruppo, devono socializzare e divertirsi, pensare che l’atleta, anche se talentuoso cresca solo con un allenatore,  un preparatore fisico, e uno mentale, alla lunga la scelta più rischiosa, con alte percentuali di abbandonare il tennis, soprattutto se non si bruciano le tappe, che vuol dire, vincere tante partite esclusivamente nei tornei Junior ITF18 gruppi A e gruppi 1° e avere già qualche punto WTA/ATP. Purtroppo oggi si verifica proprio questo, che è l’esatto contrario di quello che deve accadere tra i 18-24 anni, quando il tennis è più concreto, giocatori dopo i 18 anni che non riescono ad allenarsi bene e di continuo per questioni di costi, con cambi di strutture ogni due tre anni, oltre al fatto che girano sempre da soli in quasi tutti i tornei. Capite bene che si verifica proprio l’opposto, è anche vero che le famiglie fino a quando ci si mette in luce a livello Junior e anche nei primi anni di futures, spendono e investono, ma appena si stagna per diverse stagioni sempre allo stesso livello, molti abbandonano e gli altri sono costretti a gestirsi da soli, senza neanche l’aiuto della propria famiglia, girovagando nei circuiti minori o nei vari campionati a squadre in diverse nazioni, anche fino a 30-35 anni, oramai consapevoli che non potranno mai svolgere la professione di tennista, retribuita e con grosse cifre guadagnate, sono diventati parte integrante della realtà tennistica minore, quasi a non riuscire a smettere di girare il mondo, perché mancherebbe qualcosa nella loro vita, altri invece diventano maestri o allenatori a sua volta, rimanendo per sempre nel sistema, cosi come altri spariscono e non vogliono più parlare di tennis, affermando che è stata per loro comunque una bella parentesi della loro vita, con grandi insegnamenti nella crescita, nelle autonomie, parlano due o tre lingue, e conoscono tanti posti del mondo con le rispettive culture.

Gli allenatori di tennisti Junior devono conoscere bene i propri allievi e decidere in base alle loro qualità fisiche, tecniche, e mentali quando specializzare, anche se come dico da tempo, e lo stesso lo pensano tanti colleghi, la stessa partita è “Specializzazione”, pertanto già dalle categorie Under 12 stiamo inconsciamente specializzando. Vediamo adesso come evitare di non estremizzare questa fase, modellando il percorso più corretto in base a chi abbiamo come allievo.

Molti allenatori anticipano la specializzare con coloro che hanno sviluppato prima la crescita fisica, mentre non esagerano con chi ritarda lo sviluppo, sull’aspetto mentale il percorso sarebbe opposto, si dovrebbe anticipare la specializzazione con chi non è forte mentalmente, in quanto specializzare obbliga maestro e atleta a caricare nella testa quei pochi file, cioè quei pochi schemi, che consentono di saper fare poche cose e poi farle bene, soprattutto nei momenti importanti delle partite, scelte che richiamano la disciplina tattica,  semplici che rendono le giocate pulite e di qualità, perche se anche vero che i risultati in questa fase non sono importanti, e che le partite sono il mezzo e non il fine, è anche vero che gli allievi con meno autostima, sono più insicuri, acquisiscono così una maggior autostima nel saper come giocare, sanno perche vincono o perdono avendo ben chiari i propri schemi, poche giocate automatizzate rendono l’atleta prevedibile, ma molto solito e più sereno mentalmente, una volta consolidato e più sicuro si dovrà ampliare gli schemi, con le diverse variabili tecnico-tattiche.  Mentre un atleta forte mentalmente si può permettere di distogliere in parte il percorso formattino delle gare, cercando di ampliare da subito le proprie giocate e le scelte, sarà capace di sopportare meglio le avversità e le sconfitte, consapevole della prospettiva futura di avere un ampio bagaglio tecnico-tattico, in sintesi riteniamo importante specializzare considerando la parte mentale determinante.

Stesso paragone va fatto a livello fisico, che va sempre abbinato all’aspetto mentale, se l’allievo e piccolo non ancora sviluppato, si deve cercare di gareggiare meno, avere pazienza nella crescita e cercare di ampliare il bagaglio tecnico e gli schemi senza anticipare la specializzazione, mentre uno sviluppato può essere specializzato in anticipo, in quanto il fisico gli consente di sopportare allenamenti e carichi più importanti, soprattutto sotto gli aspetti fisiologici, oltre alla tipologia del giocatore che non sarà più a tutto campo,  a meno ché non si evidenzi il fatto che posso giocare per sempre a tutto campo, alla Federer, in base alle caratteristiche fisiche si deciderà se farlo giocare da contrattaccante o attaccante da fondo campo, o in base al proprio servizio.

Come nella prima parte della rubrica riprendiamo alcune lavagne per descrivere allenamenti, diversificati in base all’età e al livello dell’atleta. In questa slide abbiamo un semplice lavoro, che si può svolgere fin dalle categorie Under 10 fino ai Pro. Il Maestro/Allenatore si posiziona dalla stessa parte dell’allievo per svolgere esercitazioni con la mano, in base all’obbiettivo si determina, il tempo di lavoro, il numero della palle, delle serie, l’intensità. Se dobbiamo lavorare sulla tecnica dei colpi, sull’acquisizione di uno schema, o sulla tecnica dei passi, l’intensità sarà molto bassa, lo stesso lavoro si può svolgere con giocatori, con esercizi ad alta intensità, a serie, con i diversi tempi di recupero, in base al ciclo di lavoro, e in base alla programmazione agonistica.


 

Le diverse righe, lato maestro, indicano il grado si difficoltà e la scelta del colpo da realizzare in relazione a dove ci troviamo, e come vedremo nella rubrica dedicata solo agli spostamenti, di come dobbiamo eseguire, in base alla zona, i passi corretti, ricordando che l’ideale è arrivare a colpire sempre dietro la palla con tre passi. Le righe verdi indicano uno spostamento per un colpo aggressivo, mentre le righe gialle indicano uno spostamento in una zona di manovra e costruzione del punto, infine le righe rosse ci portano a giocare nell’out del campo e a dover giocare in difesa. La parte di campo colorata, opposta al giocatore, evidenzia la zona dove dovrebbe andare il rimbalzo della palla, i colori sono suddivisi per qualità della palla, come un semaforo, avremo nelle zone verdi scure e chiare un ottima qualità di palla, zone di campo che sicuramente mettono l’avversario in serie difficoltà e consentono una situazione di confort, o la possibilità di concludere il punto con i colpi successivi, la zona arancione ci consente di aprire il campo, aumentando lo spostamento dell’avversario, con più passi, e concludere in maniera definitiva o con i colpi successivi. Le zone gialle risultano la premessa per dover subire l’iniziative dell’avversario, e passare ad un azione di difesa, infine la zona rossa, ci indica la parte di campo dove sicuramente avremo la perdita del punto, salvo errore gratuito dell’avversario, cosa probabile ancora a livello Junior, soprattutto quando si eseguono i colpi al volo, ma difficile che si verifichi a livello Pro.

Prima di proporre diverse esercitazioni, ricordiamo con questa lavagna, come tenere il mid point in fase di gioco, in base alle nostre scelte e le possibili soluzioni dell’avversario.

 
Una degli aspetti principali che un allievo deve saper svolgere con una certa padronanza e con bassa percentuale di errore, sono i lavori sulla consistenza e la mobilità, come da quaderno tecnico.

 

 
Un'altra parte di lavoro che bisogna fare, e non tutti gli allenatori svolgono, e l’allenamento fisico in campo, certamente anche per questo aspetto bisogna avere davanti atleti che siano pronti sotto l’aspetto fisico e non certamente bambini. Questo tipo di lavoro è un forte indicatore per gli allenatori per capire chi ha buone qualità mentali, in quanto oltre ad allenare la parte fisica, si allena anche la parte mentale. Sono molti gli allenatori, che valutano oggi i giocatori, e accettano di lavorare per loro, esclusivamente per le qualità sull’aspetto mentale, diventando secondario l’aspetto tecnico-tattico.

 

 

 

Oltre ai lavori tecnici, sulla consistenza, sulla mobilita, e sulla parte fisica in campo, è fondamentale allenare e tanto tutte le situazioni aperte, esercitazioni tecnico tattiche, ben precise, che si sviluppano in partita.



 
Nel tennis moderno, soprattutto maschile, diventa importante saper sviluppare le giocate con il diritto inside - out e inside – in. Questo è un esempio di ETT che non va sottovalutato, non solo nel tipo di esercitazione, ma soprattutto nel minutaggio del lavoro. Lavorando con agonisti Over 16, quindi non più Junior, è importante non svolgere queste esercitazioni per pochi minuti o solo per un tie-break, sono lavori da dedicarci almeno un terzo su un allenamento di 90 minuti, e un quarto di tempo su un allenamento di 120 minuti.
 
Qui sotto presentiamo alcune lavagne, con ETT con tre giocatori.


 

                       

Un altro ETT da non sottovalutare, è imparare il cambio in linea in fase di decelerazione, molte volte gli Junior giocano in linea, a sproposito senza nessuna logica, e quasi sempre in fase di accelerazione, mentre una delle palle più importanti tatticamente da sviluppare e la cosiddetta "palla luna", semplicemente un palla carica in linea, che consente di spostare le giocate nella parte di campo più forte del giocatore. Inoltre sono da sviluppare, soprattutto in prossimità delle gare, tutti gli ETT che riguardano il servizio e la risposta. Nell’esercitazione tecnico tattica qui sotto, il giocatore serve sia a uscire che al centro, con l’avversario che risponde sempre in diagonale. Ci sono tante variabili sul servizio e sulla risposta, come servire in pancia, o rispondere sempre al centro sui piedi per non dare tempo a chi serve di organizzarsi per la contro risposta, cosi come tutti gli ETT servendo dalla parte sinistra, cercando anche di allenare, oltre che la risposta, il terzo colpo, cioè la contro risposta, giocata sia sull’angolo aperto che con il contropiede, giocata soprattutto da erba. 





Il Maestro o Allenatore devono programmare al meglio i cicli di lavoro in relazione alle caratteristiche dell’atleta, e soprattutto agli obbiettivi, tecnici-tattici e fisico-mentali, oltre quelli agonistici. Per questo non esiste un solo metodo di programmazione, ogni insegnate ha tante possibilità di scelta, sia nel macrociclo che al semplice micro ciclo di una lezione. Qui sotto evidenziamo un sistema di lavoro, più da scuola americana, che europea, ma che rende il lavoro di qualità, ritenendo un ottimo lavoro, tutte le programmazioni con metodologie organizzate con obbiettivi e dati oggettivi.

 

 

In queste due slide, si quantifica il tempo di lavoro per tutti i macrogruppi, dal riscaldamento iniziale con e senza racchetta, alla parte di lavoro tecnico, a quella tattica per terminare con il defaticamento, molte volte dimenticato o dedicando scarso interesse, o interpretando il defaticamento passando il tappeto per chi gioca in terra, o semplicemente defaticando, rimettendo la racchetta dentro il bag. Anche questo è un aspetto da insegnare ed educare l’atleta fin da piccolo, svolgere al meglio il riscaldamento e il defaticamento, inculcando nella testa dell’allievo che sono parti fondamentali e integranti dell’allenamento e vanno fatti sempre. Lavorando con Junior bisogna spiegare questo aspetto anche ai genitori, perché sono in tanti a ritenere il riscaldamento o il defaticamento perdita di tempo per la lezione.  Le percentuali cambiano in base al livello e all’età degli allievi, e con questo metodo, la lezione viene divisa in tre blocchi di lavoro: Una parte svolta a blocchi, con esercitazioni chiuse, cioè non con diversi colpi che determinano le giocate e le caratteristiche del tennis, come sport di situazione. Un lavoro di questo tipo, consente, di lavorare molto sulla tecnica, sul singolo colpo, e su tutte le parti, segmentando il gesto. Poi si passa ad una seconda parte con esercitazioni semiaperte, quindi con una sequenza di colpi ben precisa, che determinano una giocata, e quindi l’acquisizione di un proprio schema, per arrivare alla terza parte con situazioni dove gli obblighi sono minimi, generalmente di un solo colpo, per poi svolgere le esercitazioni randomizzate, come giocare una partita.



 

Tutte le esercitazioni sono con obbiettivi ben precisi, riguardano tutti i colpi e le situazioni di gioco, dando massima attenzione alle 5 situazioni di gioco, soprattutto sul servizio e la risposta, della difesa, parte fondamentale per tantissimi allenatori soprattutto di Scuola Sud Americana o Spagnola, oltre che tutti i lavori sulla manovra, costruzione del gioco, o dell’attacco parte questa più specializzata dalla scuola Americana, e da coloro che crescono giocando nelle superfici veloci.  Si conclude la lezione con tutti i lavori sui punti forti e punti deboli del proprio atleta, aggiungendo con costanza dati oggettivi su tutti gli aspetti trattati e sulla crescita del proprio atleta, come riportato nella tabella, o nel quaderno di lavoro.

 

 

La rubrica Tennis Factor torna dopo le festività con altri interessanti argomenti, nelle prossime rubriche, tratteremo la parte mentale, ancora parte fisica, il ruolo del maestro, e l’argomento genitori, la programmazione, gli spostamenti nel tennis, interviste, attrezzi e tante nozioni interessanti che ci porteranno avanti fino alla conclusione della stagione tennistica.
 



A cura del Tecnico Nazionale Bubu Melis

 

Come sempre Buon Tennis e Buon Tennis Factor a Tutti !! e per contatti e suggerimenti scrivere a tennisfactortccagliari@gmail.com 



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