Tennis Club Cagliari

Tennis o Veloce






Terra o Veloce !!

 

Una delle domande che in tanti si fanno, è quella di capire se sia meglio iniziare a giocare sin da bambini sulla terra o sul duro. Per capire come si sta evolvendo il tennis, bisogna analizzare cosa sta succedendo attualmente e se ci sono le stesse condizioni di prima. Le tipologie di superfici degli anni 80-90 non sono cambiate di molto confronto ad oggi, c’e sempre la terra, le superfici dure, e l’erba. Allora esisteva il periodo del circuito sulla terra rossa, con i sui specialisti, alla Muster, così come esistevano i giocatori specialisti dei campi in cemento e indoor, soprattutto americani, e quelli dell’erba inglese alla Rafter, Edberg, Becker, e ancora prima dell’erba australiana, o della terra verde americana. Erano gli anni dove il cemento era molto rapido, così come l’erba di Wimbledon era tagliata in modo differente dai nostri giorni, ed esistevano le tipologie di giocatori specialisti delle singole superfici, come i giocatori serve and volley, oramai quasi spariti nel tennis di oggi.
 

In questi ultimi anni l’I.T.F. ha cercato, riuscendoci, di uniformare il tennis, con la scelta delle palle, con caratteristiche differenti di velocità in rapporto alla rapidità delle superfici. Gli stessi terreni di gioco, sono molto più lenti e simili, il cemento non è più tanto veloce, così come il Rebound Ace in Australia, lo stesso Federer ha dichiarato che la superficie degli ultimi AO era più lenta, dimostrato anche dal fatto che l’intensità di gioco nella finale con Nadal è stata impressionate, giocare 26 scambi sul 4-4 al quinto set a quella intensità e rapidità, a prescindere dalle ottime condizioni fisiche dei due, sarebbe impossibile su una superficie molto veloce.  Anche sull’erba della seconda settimana di Wimbledon si vedono scambi lunghi da fondo campo, come nella terra,  improponibili ai tempi di quando Ivanisevic vinceva Londra. E anche vero che una delle qualità che devono avere i top player è quella di sapersi adattare a tutto e in tempi brevi, giocando all’anno circa 48 settimane su 52, e dove ogni singolo torneo o singolo incontro ha una variabilità molto elevata.

Il circuito ATP è ricco in tutti i sensi, come numero di tornei ogni settimana, e come i milioni di dollari/euro di montepremi distribuiti, nel circuito maggiore ci sono 67 tornei, di cui 22 in terra rossa, 23 in hard court, 14 indoor e 8 in erba, si parte ad inizio anno con l’Australia per poi passare alla terra del Sud America o ai tornei indoor Europei, segue la stagione Americana sul cemento outdoor, per arrivare in primavera alla terra rossa europea fino al Roland Garros, alcuni continuano a giocare sulla terra, altri si preparano al breve periodo, di un mese, sull’erba, terminato Wimbledon, si passa nuovamente al cemento Americano fino agli US Open, per completare la stagione nell’ultimo trimestre sui tornei Indoor Europei o in Asia, tornei che stanno diventando sempre più ricchi.

Come si evince dal calendario, il numero dei tornei sulla terra sono simili a quelli sul duro, così come nel circuito minore dei Challenger con ben 76 tornei sul rosso, 62 sul duro, 28 indoor e 3 sull’erba. Ma se dobbiamo ragionare in termini di punti e programmazione e crescita in prospettiva di giovani di altissimo livello, possiamo pianificare la maggior parte delle gare sulle superfici dure, sommando i tornei hard con quelli indoor e anche se pochi quelli sull’erba, alla fine giocando in prevalenza nel circuito tornei sul duro si costruisce un buon ranking.

Nel circuito WTA questa differenza tra tornei sul duro e terra è ancora più accentuata, nelle donne sono presenti solo 16 tornei in terra contro i 31 sul duro, 6 indoor, e 6 sull’erba, si parte ad inizio anno come gli uomini con l’Australia, per passare ai tornei di Doha, Dubai e Malesia, prima dei due tornei combined sul cemento della California e Florida. La primavera è terra rossa con tutti i tornei Europei, così come giugno c’è il circuito sull’erba, tanto rivalutato che la WTA ha inserito un torneo International sull’erba nel mese di giugno a Maiorca, patria della terra rossa, in estate si torna a giocare sul cemento americano, per terminare a settembre e ottobre con i numerosi, più dei maschi, tornei Asiatici. Se poi andiamo a verificare  il circuito dei tornei minori, Futures, sia maschile che femminile, possiamo programmare, anche se erroneamente, proprio per il modello di programmazione all’alto livello, una stagione giocando solo sulla terra, con quasi 600 tornei femminili, di cui 310 sulla terra, 235 sul duro, 50 indoor e 7 sull’erba, contro i 700 tornei maschili, 338 su terra, 281 sul duro, 80 indoor e 1 solo sull’erba. Questa variabilità di superfici e di condizioni ambientali obbliga i giocatori ad avere forte adattabilità e caratteristiche differenti nel gioco e nel modello funzionale di prestazione, lo dimostrano i migliori del mondo capaci oggi di giocare e vincere in tutte le superfici. Quindi anche se le superfici sono più simili tra loro di un tempo, è interessante sapere che esistono due coefficienti per differenziare il terreno: il COR (coefficiente orizzontale di restituzione) ed il COF (coefficiente orizzontale di frizione/attrito).  Il COR è definito come il rapporto tra la velocità verticale della palla dopo il rimbalzo e la stessa velocità prima del rimbalzo. In pratica un COR elevato significa un rimbalzo alto della pallina dopo il contatto col terreno. Il COF misura invece la forza di attrito esercitata dal terreno sulla palla al momento del rimbalzo. Più elevato è questo coefficiente e maggiore è la diminuzione di velocità della palla dopo il rimbalzo a terra e di conseguenza la lentezza del campo. 
 

                                 Questo è il risultato del coefficiente nelle diverse superfici

 

                                                                 TERRA ROSSA       C.O.F.   ALTO    C.O.R.   ALTO

 

REBOUND ACE     C.O.F.   MEDIO  C.O.R.  MEDIO

 

                                                                 HARD COURT       C.O.F.   BASSO   C.O.R.  ALTO

 

ERBA                     C.O.F.   BASSO   C.O.R.  BASSO

 

Giocare solo a livello futures e per troppo tempo, non è garanzia di vivere di tennis e arrivare nei top 100 e quindi svolgere la professione nel vero senso della parola,  soprattutto nei maschi, ancor più se si programma una stagione giocando solo su una superficie, tralasciando la crescita e il miglioramento, aspetto che non ha limiti di età, e che passa per lo sviluppo del gioco nelle diverse superfici. Gli allenatori dovranno esser bravi a pianificare una programmazione mista, sviluppando azioni di gioco ad altissime intensità, comprese tra i 5’’ e 10’’ rispettando il recupero, parte integrante e fondamentale dell’allenamento, questo su tutte le superfici. Anche se la tendenza è ad un aumento dei tempi di gioco, ancor di più negli Slam, possiamo ipotizzare che il metabolismo anaerobico- alattacido rivesta tuttora un ruolo prevalente nel modello di prestazione del tennista di alto livello, anche in considerazione del fatto che i punti che superano i 20” sono poco numerosi e che ad ogni azione segue un ampio recupero. E da notare anche che questi punti che arrivano ai 20 colpi, e più, generalmente si giocano in fasi importanti del match, e che spesso decidono il risultato. E’ per questo che il metabolismo anaerobico lattacido non possa essere in ogni modo trascurato, anche un solo di questi scambi molto prolungato inserito in una situazione di recupero incompleto, può causare l’accumulo di acido lattico con conseguente decadimento della prestazione, ecco perché si tende a sfruttare tutto il tempo di recupero tra un punto e l’altro, quasi al limite del regolamento per mantenere inalterata l’efficacia dell’azione e consentire la ricarica del metabolismo anaerobico alattacido. Nelle prossime rubriche quando parleremo di programmazione e dell’allenamento, entreremo più nello specifico su questi argomenti, fondamentali per crescere potenziali tennisti di alto livello.  

Pertanto nella crescita di un atleta junior per l’alto livello, il modello di prestazione ci dice che la programmazione dovrà essere spostata per l’appunto su una pianificazione di gare sulle superfici rapide con il 70% di tornei sul duro contro il 30% sulla terra come risulta nel circuito ATP, simile anche per il circuito WTA con il 75% di tornei sul duro contro il 25% su terra.  Per arrivare al circuito maggiore si passa obbligatoriamente per i Futures e Challenger, possiamo notare come già a livello più basso le percentuali si equivalgono, con quasi il 50% di tornei sul duro e 50% sulla terra, sia a livello maschile che femminile. Se poi andiamo a vedere il circuito dei minorenni dell’ITF 18 possiamo analizzare che il numero dei tornei in tutto il mondo è di 190 sulla terra, 190 sul duro, 39 indoor e 3 sull’erba, quasi la stessa percentuale che troviamo nei futures e challenger, con le stesse possibilità alla base di prendere punti nei diversi circuiti giocando nella propria superficie preferita.  Quando si analizza il ranking di uno Junior ITF18 bisogna verificare, per la sua qualità, se è un giocatore che ha acquisito punti ed esperienza su tutte le superfici, la palestra per provare ad arrivare sul circuito maggiore è fatto di quel  70 % di punti consegnati dai tornei sul duro. Chi conosce il circuito ITF18 sa che i tornei hanno diversi gradi, dal 5° gruppo, al gruppo “A” dove sono compresi gli Slam, giocare solo gradi 4° e 5° che sono maggiori di numero, non porterà mai ad un buon ranking per giocare MD nei gruppi 1 e A, e quindi essere competitivi come lo sono stati tutti gli attuali top player passati per una ottima e importante programmazione Junior.

Per citare solo alcuni prossimi top 10,  Zverev ha giocato 126 singolari e 84 doppi in 40 tornei del circuito ITF18, cosi come Kyrgios 144 singoli, 116 doppi in 47 tornei, e Thiem 148 singoli e 82 doppi in 44 tornei giovanili ITF18.  Nelle donne la Bencic ha giocato 137 singoli e 84 doppi in 35 tornei, la Keys 94 singoli e 40 doppi in 30 tornei ITF18, questo per avvallare quanto sia importante, oggi più di prima, formarsi attraverso l’attività giovanile, non potendo più bruciare le tappe come ai tempi della Hingis, Becker o dello stesso Nadal, top player minorenni.  Se analizziamo il calendario, al mondo i gruppi “A” sono 9 compresi i 4 Slam, poi ci sono il Bonfiglio a Milano,  i tornei  in Giappone, Brasile, Florida, e Messico, oltre a 46 gruppi 1 e 2 sulla terra, contro i 24 gruppi 1 e 2 sul duro, questo a significare che un buon giocatore potrebbe arrivare nella Top Ten giocando solo sulla terra, visto i punti che vengono distribuiti nei tornei di fascia alta. Purtroppo questo non è garanzia nel diventare un professionista Top 100, che invece dovrà partire fin da piccolo a giocare sia sulla terra che sulle superfici dure e indoor, se si vuol essere un giocatore Pro e non solo un Top Junior. Sono tanti gli ottimi giocatori Junior, tra i più forti al mondo che hanno sbagliato, anche per questo motivo,  la programmazione in fase di formazione, compromettendo l’ingresso, nel tennis che conta. A testimoniare questa tesi nelle prossime rubriche riporteremo, e parleremo di  programmazione Junior, degli attuali Top Player e dei futuri Top 10 della Next Generation, che giocheranno per la prima volta il Master 2017 a Milano.

In sintesi analizziamo dal punto di vista tecnico le peculiarità delle due superfici, per quanto riguarda la terra, si migliora l’aspetto fisico e mentale, perché si è obbligati a maggiori sforzi, migliorando le resistenze specifiche, inoltre avendo più tempo per leggere la palla e organizzarsi, migliora il processo decisionale. Per l’aspetto tecnico tattico, bisogna esser più pazienti per la costruzione e conclusione del punto, con molte più rotazioni, altezze e angoli, inoltre migliora in maniera esponenziale la situazione di difesa.  Sempre a livello fisico si è obbligati a lavorare maggiormente con le spinte, con tutta la catena cinetica, ed aver maggior equilibrio, oltre a riportare meno stress fisico essendo una superficie morbida.  Anche  i passi sono più ampi e con l’obbligo di imparare a scivolare, e quindi modificare l’appoggio del piede che dovrà far posizionare prima la punta del piede e poi tutta la pianta, altrimenti si rischia di farsi male, ancora oggi si vedono giocatori/giocatrici nei futures che non sanno fare la scivolata. Infine sotto l’aspetto tattico e molto formante pei i giovani, in quanto ci sono più variabili di giocate, evidenziate dalla possibilità di muovere maggiormente la palla, oltre a consolidare la consistenza.

Mentre le superfici dure ci formano sotto tanti altri aspetti, tecnico tattico, fisico e mentale, come l’essere più formanti nei primi colpi, come il servizio più aggressivo, con la ricerca immediata del vincente, così come anche la risposta è molto migliorata grazie alla formazione sui campi veloci. La velocità di palla e di esecuzione, insegna a dover agire più rapidamente, a dover giocare anche in contro balzo, con preparazioni più brevi o finali bloccati, massima stabilità, posizionando prima il tallone per arrivare  alla rullata del piede ed avere ottimi appoggi. Maggiore ricerca dei colpi al volo e dei colpi in slice, sia nei colpi a rimbalzo che nel servizio. I passi sono più piccoli e rapidi, cosi come gli impatti dei colpi avranno maggior spinta orizzontale che verticale, maggior sviluppo dei lavori ad impulso, sulla reattività, e sul gioco aggressivo.  Diversificare sin da piccoli, nei Circuiti Nazionali o di Tennis Europe, le superfici, senza specializzare troppo e presto il gioco in funzione solo di una superficie, ci dà la possibilità di lavorare e crescere sotto tutti gli aspetti, tecnici, tattici, fisici e mentali,  che sono poi formanti e complementari sia per il duro che per la terra, se si vuol provare ad arrivare all’alto livello.

Nella prossima rubrica di Sabato 11 febbraio, analizzeremo come si può lavorare sotto l’aspetto, tattico fisico e mentale sul colpo del servizio, sulla tecnica, e quali sono gli errori più comuni nei bambini, negli agonisti Junior, o negli amatori, inoltre parleremo di attrezzi, con le racchette e corde del Pro Andreas Seppi.
 

 

                                                                04.02.2017                                                                                                                                  

 

di Bubu Melis

Tecnico Nazionale

 

 

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