Tennis Club Cagliari

TF10 - Tennis Italiano e Talenti che non si confermano





Grazie ai tanti collaboratori, appassionati di tennis e di Tennis Factor, in questa 10° uscita pubblichiamo la rubrica curata da Virgilio Prenza.




                                "Tennis Italiano e Talenti che non si confermano"

In questi 138 anni di tennis tricolore sono passati molti campioni e campionesse, speranze e meteore, ma se ci soffermiamo agli anni 2000, come si sta muovendo la scuola italiana? Il fantastico 2015 (in gonnella), concluso con la finale Slam tra Pennetta e Vinci, è stato il culmine di un movimento sano? Oppure il colpo di starter di un futuro radioso? O ancora, è stato uno splendido canto del cigno di una generazione sul viale del tramonto?

Analizziamo la classifica e l’età dei nostri primi 15 giocatori dal 2001 a oggi






 

Di fatto sembra rimasto tutto pressoché invariato. Media molto simile sia di classifica che di età, cut off (ultimo giocatore della classifica) praticamente identico così come la posizione del nostro numero 1, che è purtroppo una delle note dolenti del nostro movimento. Sempre molto lontano dai vertici, con qualche picco raggiunto ma mantenuto per poco tempo.

Un aspetto da non sottovalutare nella lettura della tabella esposta è il numero totale di giocatori presenti, ben 44. Questo aspetto indicherebbe che la vita tennistica media di un nostro atleta ad alto livello è breve, sopratutto a causa di una maturazione lenta e posticipata rispetto alla media mondiale.

Ovviamente ci sono diverse eccezioni alla regola (Bolelli, Volandri, Seppi, Lorenzi), regola che sembra essere l’età avanzata del proprio best ranking (Pozzi, Sanguinetti, Bracciali, Di Mauro, Crugnola, Galvani, Lorenzi, Vanni, Arnaboldi). Provando a dare una spiegazione a questo aspetto si potrebbe pensare che sono, il circuito e l’attività agonistica in giro per il mondo e per i tornei a formare veramente i nostri migliori giocatori.

Formazione che, invece, dovrebbe essere aspetto fondamentale della “carriera junior” e, più in generale, di tutta l’attività giovanile di insegnamento e di competizione, e questo non sembra avvenire. Troppe volte l’attività da Under 14-16-18 pare essere fine a se stessa, fine al risultato immediato della vittoria e non propedeutica al vero salto mortale, quello verso il professionismo.

Nelle classifiche junior abbiamo sempre atleti di punta, vantiamo qualche numero 1 mondiale
(Gaudenzi, Pistolesi, Garrone, Trevisan, Quinzi
e collezioniamo ben 10 titoli Slam dal 1968 ad oggi, molti di più rispetto ai titoli Slam tra i grandi. Vero che il paragone stride, ma numerose altre nazioni di vertice hanno avuto l’andamento opposto con molte più vittorie tra i pro che non tra i giovani.

Altri junior di valore si sono un po’ persi per strada soprattutto nei primi anni di circuito ATP, per poi riemergere con gli anni entrando anche tra i primi 100 al mondo, come ad esempio Fabbiano o Vanni per parlare di fatti più recenti. Non che questo sia di per sé un limite, anzi, ma ci si domanda se fosse possibile fare meglio aiutando e preparando prima questi ragazzi.

In questi ultimi 15 anni sembra comunque esserci stato un progresso: la classifica media è migliorata del 9,5% mentre l’età si è abbassata dell’1%, con 6 U.25 presenti contro i 4 del 2001. Purtroppo quest’anno manca, sperando che il 2017 sia diverso, nella nostra classifica interna, un giovane nelle primissime posizioni, un fatto che, invece, si era sempre verificato nei tre precedenti rilevamenti: nel 2001 Volandri (solo 19 anni e già 158 ATP), nel 2006 Seppi (22 anni già 54 ATP) e nel 2011 Fognini (23 anni 53 ATP). Nel 2016 troviamo Cecchinato al 99 ATP (ora oltre la centesima posizione) con 23 anni; a pari età, oltre 45 posizioni peggio del Fognini del 2011.

Voltiamo ora pagina sul settore femminile. In questo secolo il tennis azzurro in gonnella aveva nascosto i limiti di un movimento incapace di produrre con continuità un prodotto medio alto. Le vittorie in Fed Cup, la vittoria parigina della Schiavone e le due finali di Schiavone ed Errani, le top ten di Schiavone, Vinci, Errani e Pennetta sono stati un gustoso antipasto della storica finale degli US Open 2015.

Ma dietro i risultati eccezionali c’era anche la “fuga di cervelli” all’estero, precisamente in Spagna, e un ricambio generazionale che si fatica ad intravedere. Per analizzare obiettivamente il percorso Italia femminile abbiamo rilevato classifica ed età delle prime 10 giocatrici italiane (non 15 perché il movimento femminile è numericamente inferiore rispetto al maschile) sempre nel 2001, 2006, 2011 e 2016.  Ecco i dati:

 

 

I grafici sono chiari, il livello medio del tennis italiano del gentil sesso si sta abbassando di anno in anno. I primi segnali erano visibili già nel 2011; vero che, mai come in quell’anno, la classifica delle nostre è stata ottima, ma l’età media si era sensibilmente alzata nonostante la presenza di due diciannovenni in classifica.

Nel miglior periodo di sempre, del nostro tennis rosa (2000-2015), purtroppo non si è riusciti a sfruttare il volano dei risultati per lavorare sulla base e per incrementare la qualità delle giovani promesse.
Nei prossimi  anni, (ahi-noi) Vinci e Schiavone appenderanno la racchetta al chiodo, Knapp ed Errani sfonderanno il muro dei trent’anni e a quel punto chi darà il cambio?

Non è colpa dell’Italia se la cicogna non ci porta i campioni, ma bisognerebbe forse far di tutto per aiutare la cicogna a fermarsi da noi, creando un ambiente che favorisca il reclutamento del talento per poi svilupparlo verso gli orizzonti del tennis professionistico.

Inoltre, se anche il talento non dovesse arrivare, si dovrebbe comunque creare un movimento che produca “in casa” con continuità dei buoni prodotti medi, sia in campo maschile che femminile, con costanza ogni anno, per avere tutte le annate competitive, nel medio livello, ed aiutare i più giovani che avanzano a crescere. Per fare un esempio, la Spagna, o  la Francia non ha top 5 da parecchio tempo ma ha sempre una decina di giocatori nei primi 100 e almeno 4-5 nei primi 30. Il fenomeno forse non c’è, o anche in queste nazioni si è perso per strada, vedi lo spagnolo Boluda o il francese Mina, n°1 al mondo Junior, incagliati nei meandri dei futures, ma quello che conta è il sistema, la scuola che funziona, e che produrra sempre tanti giocatori. Come già esposto in una precedente rubrica, dal nostro TN Bubu Melis, il rischio senza un sistema, collaudato e ben organizzato con o senza talenti, è quello di fare la fine che ha fatto una nazione come la Svezia, che ha dominato il tennis negli anni 80 e 90, oggi senza top 100 ATP, o come potrebbe essere per la Svizzera dopo Federer e Wawrinka, anche se va considerato il fatto che per tutte le nazioni e tutti gli sport esistono i cicli, il dovere per tutti gli addetti ai lavori e creare sistema e non disperdere le potenzialità che si possono avere quando nascono per l'appunto dei Federer e dei Wawrinka per la svizzera, i Murray per gli Inglesi o i Djokovic per i Croati.

Le difficoltà a cui sta andando incontro il tennis azzurro devono suonare come campanello d’allarme o il livello del tennis mondiale e’ superiore al  nostro ?

Nell’anno in cui la federazione italiana tennis sposa un grandissimo progetto e compie un vero e proprio miracolo portando il master giovanile  a Milano , cerchiamo di approfondire meglio le dinamiche odierne del tennis giovanile e cerchiamo ,  confrontandoci con un modello orami vincente francese ,  di  individuare cosa succede ai nostri giocatori lungo il percorso verso il professionismo. Una premessa pero’ e’ doverosa farla per capire lo scenario a livello mondiale:  lo splendido esordio ATP di Stefanos Tsitsipas, ( attualmente impegnato al torneo ITF combined a Santa Margherita di Pula ) che si è divertito a sparare rovesci vincenti a 300 all’ora in faccia a un top player esperto come Jo Wilfried Tsonga, abbiamo ammirato (cretinate di gioventù a parte) l’altrettanto promettente ingresso nel tennis “dei grandi” di Denis Shapovalov. E non sono i soli, la cosiddetta “next gen” sta arrivando, ormai Sasha Zverev è avviato spedito verso i piani altissimi del ranking, Nick Kyrgios, quando ne ha voglia, è capace di prendere a pallate chiunque, e poi Andrey Rublev, Borna Coric, Alexander Bublik, eccetera.

Agli ultimi Australian Open, era nata una discussione tra addetti ai lavori guardando Hyeon Chung perdere in 4 set piuttosto lottati, vincendo il primo, dal miglior Grigor Dimitrov di sempre: lo stesso Chung che aveva perso in due set la finale di Wimbledon junior 2013 da Gianluigi Quinzi. Quinzi che in semifinale aveva dato 6-4 6-4 a Kyle Edmund. In tabellone c’erano anche Thanasi Kokkinakis, Borna Coric e Nick Kyrgios. Adesso sono tutti a livello Slam e Master 1000, a giocarsela con i più grandi, Gianluigi fa fatica nei challenger, sicuramente ha ancora possibilità di arrivare, così come Donati e Napolitano, percorrendo però la strada lunga, con umiltà, e ricercando nel quotidiano sempre di migliorarsi.

Perchè i nostri non riescono a fare lo stesso salto di qualità? La risposta forse non c’è, probabilmente è un concorso di fattori diversi. Per non allargare troppo l’analisi, proviamo ad occuparci del panorama maschile.  Vediamo qualche tabella.

 

Qui sopra, la classifica attuale degli under 14 italiani (per gli under 12 non vengono compilati ranking, ma anche lì siamo messi bene). Abbiamo 5 top-100, 8 top-150.

 

Qui sopra, la classifica attuale degli under 16 italiani. Abbiamo 7 top-100, 9 top-150.

 

Qui sopra, la classifica attuale degli under 18 italiani. Un top-100, 3 top-150. Questa è la classifica che fino a pochi mesi fa era dominata da Tsitsipas, Shapovalov, e compagnia bella. Il ridimensionamento è impressionante. Negli ultimi Slam junior, solo comparsa tra gli azzurri, il migliore a Melbourne è stato Federico Iannaccone, che vedete in testa al pezzo, eliminato agli ottavi di finale.  Proviamo a fare un confronto con la federazione francese come detto:

 

Tra gli under 14, ne hanno alcuni in più (8 top-100, 11 top-150), ma nulla di clamoroso rispetto a noi.

Tra gli under 16, addirittura li surclassiamo, hanno un top-100, 4 top-150. Ma siamo ancora nelle categorie molto fluide, l’età di riferimento cambia tante cose.


 

Il problema nasce qui: i francesi tra gli under 18, quelli che giocano gli Slam junior, hanno 6 top-100, 8 top-150. Il loro numero 3, Matteo Martineau, ha eliminato Iannaccone agli ultimi Australian Open per poi perdere dal vincitore Zsombor Piros, che ha battuto anche il loro numero uno Corentin Moutet in semifinale. Ragazzi che giocano bene, e che vanno avanti nei tornei che contano.

Cosa succede ai nostri giovani tra i 16 e i 18 anni?  

Perchè si forma il “buco”  che abbiamo appena documentato, nella delicatissima fase di passaggio al primo gradino del tennis “vero”, cioè gli junior under-18, che costituisce il “bacino d’utenza” dal quale far crescere i professionisti di alto livello?

A parte i soliti luoghi comuni : “italiani mammoni che maturano tardi”, sui ragazzi che non hanno abbastanza fame”  , ci sentiamo di  difendere il settore tecnico della FIT perche’ abbiamo ottimi maestri, l’Istituto Roberto Lombardi funziona bene, ci sono grandi competenze e professionalità, e l’organizzazione sul territorio anche se non perfetta è migliorata enormemente negli ultimi 15 anni. Ma non serve dirlo, lo dimostrano le classifiche riportate più su:, quando produco buonissimi under 14 e under 16 il lavoro delle scuole tennis e’ fatto bene. Per quanto riguarda invece il coaching di alto livello, l’apparato a cui noi maestri “consegnamo” i quattordicenni e i sedicenni bravi (se non bravissimi, come certificato dai ranking internazionali), qualcosa si inceppa. E non può solo essere colpa dell’ aspetto tecnico, forse, il problema nasce con la gestione dell’attività internazionale, soprattutto a livello economico. Le stagioni agonistiche di un under 14 o 16 costano tanto, ma sono ancora affrontabili da una famiglia “media” anche senza troppi aiuti federali. Quando però si comincia a parlare di voli intercontinentali, Slam junior, staff tecnici, preparatori atletici, accademie in giro per il mondo, senza robusti – ma robusti davvero – contributi dalla propria federazione, la faccenda si fa difficile.

In ogni caso,  la FIT da anni, oramai , sta destinando fondi per cercare di colmare questo gap ,   potrebbe essere la cura a questo male anche  perchè la base di partenza la abbiamo già, come detto, i ragazzini bravi come e più degli altri ci sono. Ed è un peccato terribile sprecare tanto buon lavoro tecnico di base fatto in Italia. L’augurio è di rivedere almeno alcuni dei forti under italiani (un esempio, Luca Nardi, che ha appena vinto il più prestigioso torneo under 14 del mondo, “Les Petit As”) difendersi nelle categorie superiori, perchè come tennis non dovrebbero avere nulla da invidiare a nessuno.

"Forse il pensiero del TN Bubu Melis, ideatore della rubrica Tennis Factor, e non solo il suo, è corretto, in Italia abbiamo un ottimo sistema, maestri e istruttori tra i più bravi e preparati, per gli allievi dai 5 ai 16 anni. Poi iniziano i problemi, uno dei tanti, l'abbandono dopo i 16-18 anni dei tanti tennisti che hanno delle buone qualità, alcuni dei veri e propri talenti, nel provare a fare la carrierà da giocatore, questa è l'età dove vacillano le vere convinzioni e certezze nel voler fare il tennista PRO nel vero senso della professione. Un conto e fare sino a 16 anni il gioco del tennis, e un conto e fare dopo i 16 anni lo "sport agonistico del tennis". Inoltre secondo Bubu l'altro problema, non è la mancanza di maestri, ma bensì di ALLENATORI, tecnici preparati sotto tutti gli aspetti compreso la conscenza dei circuiti ITF-ATP e WTA, capaci di girare il mondo e stare lontano da casa per 40 settimana all'anno. Oggi in Italia abbiamo pochissimi di questi allenatori, e molte volte hanno a disposiizone del singolo giocaotre o del gruppo di giocatori, solo 10/15 settimane all'anno, capite bene che diventa difficile, crescere giocatori se ci mancano i preposti a formarli per l'alto livello.

Inolte Bubu fà una considerazione anche di "mercato", oltre di capacità e numeri di allenatori, nel nostro paese esiste una forte domanda di tennis, nelle scuole tennis, per il tennis giovanile e per gli adulti, grazie a campioni come Federer e Nadal e all'ottimo lavoro della Federazione e del canale Super Tennis, risultando l'offerta ampia di tanti circoli, accademie, scuole tennis, maestri e istruttori che insegnano anche in un solo campo abbandonato,  si crea così un mercato con degli ottimi flussi monetari, mentre se analizziamo sotto questo aspetto il mercato, risulta di nicchia, abbiamo scarsa domanda e offerta, oltre che bassi flussi monetari. Sono pochi i ragazzi che dopo i 18-20 ci provano veramente, che investono tempo e denaro nella professione, e sono pochi gli allenatori, o tali, ben preparati, che sono disposti a seguire e crescere nel lungo periodo, possibili giocatori, senza nessuna certezza, economica e di risultati per entrambi, che per le leggi di mercato, risultano un vero e proprio investimento antieconomico.  

In attesa di tutta la ristrutturazione del tennis professionistico che  averrà dal 2019, per tanto con nuove regole, ci sarà anche un mercato differente, ci sarà un vero taglio drastico del ranking, con solo 750 uomini e 750 donne in classifica ATP e WTA, per i restanti, sopratutto i giovani che escono dal mondo Junior si dovrebbe creare un sistema di punti per il Transition Tour, gli attuali 15.000€ che spariranno, e per l'appunto saranno la palestra per i più giovani cerando di aumentare il price money per almeno mantenersi in attesa di entrare nella nuova classifica dei TOP 750 ATP e WTA, visto che adesso il circuito ITF PRo non garantisce il mantenimento ecomomico di questi semi profesisonisti. 

Sempre secondo Bubu queste considerazioni sono confermate dai dati oggettivi, se prendiamo la classifica ATP, l'Italia a differenza delle due super potenze, Spagna e Francia, ha ben 15 giocatori tra la 100° e la 300° posizione mondiale, mentre la Francia ne ha 14, e la Spagna 12 giocatori, questo a significare che produciamo anche tanti giocatori semi professinisti, ma che non riusciamo come la Spagna e la Francia a portarli nei TOP 100, vero indicatore per potersi mantene con il Tennis.

In conclusione la soluzione per Bubu, è quella di avere Allenatori e Giocaotri anche con l'interscambio, e per rimanere in termini di mercato, con le importazioni. Ad esempio di allenatori, gli Stati Uniti e non solo, hanno avuto un grosso benficio dagli allenatori europei o sud americani, e hanno concretamente migliorato il tennis a stelle e strisce, sopratutto sotto l'aspetto tecnico-tattico, così come avere in casa tanti oriundi, con DNA differenti, ha dato la possibilità di allargare la base dei possibili tennisti, come ha fatto la Francia con Tsonga o Monfils o la Mladenovic, o il Canada con Raonic, Pospisilin o Shapovalov, o ancora la Germania con i fretelli Zverev o Dustin Brown, o come la super potenza dei giovani Americani multietnici, tutti tra i 19 e 21 anni, a questi dati dovrebbe diventare la nazione più forte per i prossimi 10 anni, con Tiafoe (101), Escobedo (108), Kozlov (122), Opelka (169), Mmoh ( 179), Rubin (187), senza dimenticarci degli yankee Donaldson (97) e Fritz (126) "

Le tabelle riportano i fondi che la FIT ha stanziato per il 2017 per i migliori atleti nelle diverse categorie e tornei, senza contare i fondi stanziati al Settore Tecnico per le altre attività.


 









 

 A questo punto bisognerebbe farci alcune domande:

  • Un/a giovane tennista che desidera avviarsi sull’accidentato percorso del professionismo tennistico cosa deve fare e cosa deve sapere?
  • Qual è il budget da stanziare ogni anno e per quanti anni?  Fa molta differenza che il/la neo professionista sia o meno sostenuto da una Federazione, finanziariamente e/o tecnicamente: tutti sappiamo che l’aiuto di una Federazione allevia molti problemi, a cominciare dalla generosa concessione di numerose wild cards nei tabelloni principali dei tornei, evitando le insidiose qualificazioni e fornendo anche in questo modo un aiuto finanziario a coloro che ne beneficiano. 

Come sempre, la scorciatoia che abbrevia la strada principale non è sempre la soluzione migliore, ma aiuta perlomeno sull’aspetto dei costi.
Se l’aspetto finanziario non è un problema un giovane tennista avrebbe bisogno di:Una struttura che abbia tutti i tipi di superficie e disponibilità di campi adeguata alle esigenze. Un allenatore competente in grado di comprendere che tipo di giocatore ha davanti, di programmarne l’attività in funzione delle sue caratteristiche e di accompagnarlo a un numero congruo di tornei oltre confine. Un preparatore atletico che conosca il tennis e che lavori secondo le specifiche esigenze di questo sport, e sparring di allenamento adeguati. Questi ingredienti, se sapientemente combinati, sono la miscela che può trasformare un giovane junior in un buon professionista.

Nonostante tutto, il sogno del giovane allenatore, non ancora sposato e disponibile a viaggiare, che ha “tirato su” il tennista da junior e ora lo vuole far crescere da professionista, spesso rimane tale. I circoli di tennis,  luoghi ideali per l’avviamento del tennis, attraverso i bravi maestri delle scuole certificate dalla Federazione, anche se in pochi tentano di aiutare i propri migliori talenti con dei minimi benefit sugli allenamenti o su alcune trasferte,  non possono stravolgere i bilanci sociali per investire importanti risorse su un progetto individuale. In alternativa, ci si rivolge alle “Accademie”, come si autodefiniscono i centri specializzati per agonisti professionisti, i cui costi sono a dir poco variabili e talvolta direttamente proporzionali alla dimensione dell’Accademia stessa.  L’allenamento è una componente di costo certamente significativa, ma purtroppo solo una tra quelle che il tennista e la sua famiglia devono sostenere, anche perché il periodo delle grosse sponsorizzazioni da parte delle aziende di settore è tramontato, mentre chi possiede qualche partner privato,  recuperando cifre modeste, riesce ad ottenerlo più per amicizie o conoscenze.

 
Ipotizziamo che il/la giovane non si alleni a casa sua, i costi sono così suddivisibili:

Allenamento/vitto e alloggio: da 10000 euro all’anno in su in una accademia piccola, dotata di modeste strutture,  mentre quelle che hanno un nome, di ex giocatore, o nella quale sono transitati per un breve periodo, forti top player sono molto costose. In Spagna una rinomata accademia ha valutato il costo di allenamento più il vivere (presso famiglie) in ragione di una media di 3000 euro al mese. In Germania in diverse situazioni, è capitato di sentir richiedere per il solo allenamento (vivere escluso) 1500/1600 euro al mese. In Svizzera addirittura siamo vicini ai 30.000 euro) per 40 settimane.

Mentre per i Tornei: un tennista agli inizi dovrebbe disputare circa 20-25 tornei all’anno; i costi relativi dipendono ovviamente da quanto rimane sul luogo del torneo, quindi da quanto pernotta in albergo ma soprattutto da altri elementi: ad esempio dal fatto che sia o meno accompagnato, dalla possibilità di dividere i costi dell’accompagnamento con un gruppo, dalla lontananza del torneo.

Considerando un’attività piena, un budget medio minimo, tra allenamento e viaggi, e con una buona dose di tornei disputati da solo o in gruppo, si possono raggiungere cifre da un minimo di 30,000 €, ma che possono sfiorare in molti casi i 40,000 €. 60,000 €, pertanto più tempo stazioniamo nei Future e più soldi ci vogliono, per sostenere per tanti anni l’attività, prima di avere un ipotetico ritorno economico. La “strada lunga” per arrivare a guadagnare, e fare il professionista nel vero senso della parola, e quindi stare per almeno 7-10 anni nei primi 100 del mondo, è da ritenere l’investimento più antieconomico se si parla in termini finanziari.

I tornei si dividono in Future, ITF con prize money dai 15000 $, con o senza ospitalità, Challenger Atp con prize money dai 50 a 150000 $, Master Atp 250,500,1000 e Grande Slam.  Si comincia con i primi, per il semplice motivo che l’accesso è (di solito) più agevole. L’entry list dei tornei professionistici è determinata, ad eccezione che per le wild cards, sulla base del ranking Atp e, qualora questo sia mancante; nazionale. Nei Future, che hanno montepremi più basso, l’entry list è in genere di minore caratura.  Per i Challenger la situazione non è molto differente: ci si partecipa per i punti. Certo, nei Challenger l’ospitalità è sistematica, ma solo per il tabellone principale: se però ci si arriva con un viaggio costoso e si è accompagnati da un allenatore… Il premio per un Challenger da 50000 $, cioè di fascia bassa è di 300 euro per chi perde al primo turno, e di poco oltre i 4000 euro per chi vince. Il vincitore forse non si può lamentare, ma per tutti gli altri…. Infine, la via normale per conquistare i primi punti è tentare di entrare in un Future e giocarvi le qualificazioni. A volte le qualificazioni dei Challengers sono poco frequentate ed anche un giocatore senza punti riesce ad entrare. È però vero che per accedere al tabellone devi superare 3 turni e non due e, contro giocatori di livello Challenger, l’impresa si fa davvero più complicata.

I Futures sono quindi in definitiva un passaggio obbligato; il primo obiettivo è raggiungere la classifica che ti permetta, quanto meno nella stagione avanzata, quando i tornei sono più numerosi, l’accesso ai tabelloni principali, (ranking Atp di 600/700) dei Futures stessi. Avere punti nel singolo facilita anche l’accesso ai tornei di doppio, poiché di solito i singolaristi con punti hanno la priorità. 

In conclusione, i costi nel tennis, sono indubbiamente il grande problema. Più soldi ci sono a disposizione più si può comprare qualità di lavoro e attenzione per i dettagli. Le indisponibilità economiche possono essere lo scoglio sul quale naufragano le speranze di successo di un tennista dotato di buon potenziale e ottime speranze. Eppure non sono il solo problema e anche una volta fossero disponibili grandi risorse finanziarie, questi potrebbero non essere sufficienti.  Ovviamente contano le qualità individuali di un tennista, ma quelle sono la condizione necessaria ma non sufficiente, vorrei dire scontata. Il mondo del tennis è a dir poco variabile e inaffidabile. Spesso un progetto nato con il più grande entusiasmo e le migliori premesse sparisce o si snatura da un anno all’altro: questo spiega in buona parte le continue migrazioni di tennisti.  

In definitiva, la scommessa da vincere è forse la corretta individuazione di una persona di riferimento che ti faccia crescere: è importante identificare la guida tecnica giusta, un ambiente dove le circostanze permettano ad un tennista giovane di crescere sotto tutti gli aspetti, e possa essere al centro di un gruppo e progetto che più si adatti alle sue esigenze e che risponda alla maggior parte dei requisiti sopra indicati, il tutto, con costanza, e nel tempo, rispettando gli standar di crescita, dell’atleta sotto l’aspetto della motivazione, come diciamo noi tecnici, sollevando giorno dopo giorno l’asticella, senza risparmiarsi, sotto il profilo psicofisico, tecnico-tattico, e naturalmente insieme al buon lavoro proposto dai professionisti.



A cura di Virgilio Prenza,
Responsabile della Scuola Prototipo U8- U10 del TC Cagliari e Direttore Tecnico del TC 70 Oristano 


 



Ringraziamo il bravissimo tecnico, uno dei più preparati e molto appassionato, Virgilio Prenza, per l'ottimo lavoro svolto per Tennis Factor, Vi diamo appuntamento, sabato prossimo per l'undicesima rubrica,
con la seconda parte dell'Esercitazioni in campo.
 

Per contatti, suggerimenti e altro, scrivere a tennisfactortccagliari@gmail.com 

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